Nordio: «In Italia non c’è la polizia americana». Il ministro difende le forze dell’ordine e chiarisce il ruolo del Quirinale sulla grazia

Il Guardasigilli interviene sul caso Bologna, sullo scudo penale per gli agenti e sul confronto con il modello statunitense. Sulla grazia a Mario Roggero ribadisce: la decisione finale spetta al presidente Mattarella


Carlo Nordio: «L’uso delle armi in Italia è diverso dagli Stati Uniti»

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene sul dibattito nato dopo la morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto a Bologna durante un intervento della Polizia, e respinge il paragone tra il comportamento delle forze dell’ordine italiane e quello della polizia americana.

In un’intervista al Corriere della Sera, il Guardasigilli ha sottolineato come il sistema italiano sia profondamente diverso da quello statunitense, sia per quanto riguarda la disciplina della legittima difesa sia per le regole che disciplinano l’utilizzo delle armi da parte degli agenti.

«In Italia non c’è la polizia americana», ha affermato Nordio, spiegando che il modello italiano si basa su criteri di maggiore prudenza e su un quadro normativo differente.

Secondo il ministro, dopo quarant’anni di esperienza come magistrato, l’utilizzo delle armi da parte delle forze dell’ordine italiane è sempre stato caratterizzato da grande cautela e dal rispetto del principio di proporzionalità.


Il caso Bologna e le immagini dell’intervento della Polizia

Nordio ha commentato anche la diffusione delle immagini relative all’intervento della Polizia a Bologna, definendole «violente» e capaci di generare un forte disagio nell’opinione pubblica.

Il ministro ha però invitato ad attendere gli accertamenti ufficiali prima di formulare giudizi definitivi. In particolare, ha sottolineato l’importanza dell’autopsia per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

«Bisogna tenere conto anche delle situazioni psicologiche di chi si trova a operare in momenti di estrema difficoltà», ha spiegato Nordio, richiamando l’attenzione sulle condizioni operative nelle quali gli agenti possono trovarsi durante interventi complessi.

Il Guardasigilli ha quindi difeso la necessità di valutare ogni episodio nella sua complessità, evitando paragoni semplicistici con altri sistemi giudiziari e di sicurezza.


Lo scudo penale per gli agenti: «Non è un’immunità»

Uno dei temi centrali dell’intervento di Nordio riguarda lo scudo penale per gli agenti coinvolti in situazioni controverse.

Il ministro ha precisato che questa definizione può creare un equivoco, perché non si tratta di garantire una protezione automatica o una forma di impunità.

«L’espressione scudo penale lascia intendere una immunità che non c’è», ha spiegato Nordio.

Secondo il Guardasigilli, l’obiettivo della norma sarebbe evitare che un agente venga automaticamente iscritto nel registro degli indagati subito dopo un intervento operativo, situazione che potrebbe trasformarsi in una sorta di condanna anticipata sul piano mediatico.

La valutazione finale, ha ribadito, spetta comunque alla magistratura, chiamata a stabilire se esistano eventuali cause di giustificazione o responsabilità.


La grazia a Mario Roggero: la decisione spetta a Mattarella

Nordio ha affrontato anche il tema della possibile grazia a Mario Roggero, il gioielliere condannato per omicidio dopo aver ucciso due rapinatori durante una reazione armata.

Il ministro ha chiarito che la prerogativa della grazia appartiene esclusivamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«La prerogativa della grazia è esclusivamente sua», ha dichiarato Nordio, spiegando però che il ministro della Giustizia può svolgere un ruolo di impulso e valutazione tecnica.

Il rapporto con il Quirinale, secondo il Guardasigilli, si è svolto in un clima istituzionale corretto e senza contrapposizioni.


Nordio e il rapporto con il Quirinale: «Nessun conflitto istituzionale»

Il ministro ha inoltre respinto l’idea che eventuali divergenze tra il Ministero della Giustizia e il Quirinale possano essere interpretate come uno scontro istituzionale.

Nordio ha ricordato che anche in passato sono esistiti conflitti di attribuzione tra organi dello Stato e che proprio la Corte Costituzionale ha il compito di risolverli.

«Non c’è nessun reato di lesa maestà neanche in un conflitto di attribuzioni», ha spiegato, sottolineando che il confronto tra istituzioni rientra nella normale dinamica costituzionale.

Il ministro ha infine criticato quello che considera un eccessivo clamore mediatico attorno ad alcuni colloqui istituzionali, citando anche precedenti casi nei quali il confronto tra Quirinale e governo era stato amplificato dalla stampa.