Legge elettorale, nasce il fronte contro la norma anti-cespugli: Magi, Onorato e i partiti minori pronti alla sfida fino al Quirinale

Le forze minori del centrosinistra si uniscono contro la modifica alla legge elettorale che esclude dal conteggio della coalizione i voti delle liste sotto il 3%. Costituzionalisti e opposizioni parlano di rischio incostituzionalità e annunciano battaglia al Senato e al Quirinale


Un fronte trasversale contro la riforma elettorale

La nuova legge elettorale continua a dividere il panorama politico italiano. Dopo il via libera della Camera, la modifica più contestata del testo – la cosiddetta norma "anti-cespugli" – ha provocato la nascita di un fronte comune formato da numerose forze politiche di dimensioni medio-piccole del centrosinistra, decise a contrastarne l'approvazione definitiva.

Alla Camera dei Deputati si sono ritrovati Più Europa, Partito Socialista Italiano, Volt Italia, Possibile, Centro Democratico e Progetto Civico di Alessandro Onorato, insieme ad altri rappresentanti dell'area riformista e civica. L'obiettivo è chiedere al Senato di modificare profondamente la riforma, sostenendo che la nuova disciplina rischi di comprimere la rappresentanza democratica e di alterare il valore del voto espresso dagli elettori.

L'iniziativa è stata promossa dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, relatore di minoranza durante l'esame della legge a Montecitorio, che ha definito la norma «una grave distorsione della volontà popolare».


Come funziona la norma anti-cespugli

Il cuore dello scontro riguarda il meccanismo introdotto durante l'esame della Camera attraverso un emendamento della maggioranza.

La riforma mantiene la soglia di sbarramento del 3% per consentire alle liste di ottenere seggi in Parlamento. Tuttavia introduce una novità destinata a incidere profondamente sulla formazione delle coalizioni.

All'interno di ogni schieramento verrà infatti recuperata soltanto la lista più votata tra quelle rimaste sotto il 3%, il cosiddetto "miglior perdente".

Tutte le altre liste coalizzate che non raggiungeranno la soglia non contribuiranno più al totale dei voti della coalizione ai fini dell'assegnazione dei seggi.

I loro voti continueranno a essere conteggiati soltanto per verificare il raggiungimento della soglia del 42% necessaria per ottenere il premio di governabilità, ma non rafforzeranno più il peso elettorale della coalizione scelta dagli elettori.

Secondo i promotori della protesta, ciò potrebbe trasformare centinaia di migliaia di voti validi in consensi sostanzialmente privi di effetti politici.


Magi: «I voti appartengono ai cittadini, non ai partiti»

Per Riccardo Magi la nuova disciplina rappresenta una concezione distorta della rappresentanza.

Secondo il leader di Più Europa, il legislatore sta trattando i voti come una proprietà delle formazioni politiche invece che come espressione della volontà dei cittadini.

Il titolo scelto per la conferenza stampa, "Libero e uguale?", richiama direttamente l'articolo 48 della Costituzione, secondo cui il voto deve essere personale, libero, uguale e segreto.

Le forze presenti hanno sottolineato come l'obiettivo non sia difendere piccoli partiti per interesse di parte, ma garantire che ogni voto espresso continui ad avere lo stesso valore indipendentemente dalla forza politica scelta.


Anche Progetto Civico di Onorato nella battaglia

Tra i protagonisti dell'iniziativa figura anche Alessandro Onorato, presidente di Progetto Civico, che ha aderito al fronte comune insieme alle altre formazioni centriste e riformiste.

La partecipazione di Progetto Civico assume un valore politico significativo perché conferma la volontà delle forze civiche di contrastare una norma che, secondo i promotori, penalizzerebbe soprattutto le liste di dimensioni minori e limiterebbe il pluralismo politico.

Il fronte riunito alla Camera rappresenta quindi una convergenza inedita tra soggetti che negli ultimi mesi avevano ipotizzato percorsi elettorali differenti ma che ora trovano un terreno comune nella difesa della rappresentanza parlamentare.


I costituzionalisti: «Profili evidenti di incostituzionalità»

A sostenere le ragioni del fronte contrario alla riforma è intervenuto anche il costituzionalista Enrico Grosso, professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Torino.

Secondo Grosso il problema non risiede nella presenza di una soglia di sbarramento, comune a molti sistemi elettorali europei, bensì nel fatto che un elettore vota contemporaneamente una lista, una coalizione e il candidato alla Presidenza del Consiglio.

Se però quella lista non supera il 3% e non risulta il "miglior perdente", il voto non contribuirà neppure al risultato della coalizione.

Per il docente questo meccanismo rischia di determinare una disparità di trattamento tra elettori e di svuotare di efficacia parte dei voti espressi, configurando un possibile contrasto con i principi costituzionali.


Le conseguenze politiche per il centrosinistra

La modifica potrebbe incidere soprattutto sugli equilibri del centrosinistra.

Negli ultimi mesi erano emersi diversi progetti politici destinati a rivolgersi all'elettorato moderato e riformista.

Da una parte Italia Viva guidata da Matteo Renzi; dall'altra il progetto civico promosso da Alessandro Onorato insieme ad altre realtà vicine al cosiddetto campo largo.

Con la nuova normativa la frammentazione diventerebbe molto più rischiosa, poiché eventuali liste sotto il 3% potrebbero vedere i propri voti perdere efficacia nel rafforzare la coalizione.

Parallelamente Italia Viva manterrebbe un vantaggio organizzativo grazie all'esenzione dalla raccolta firme prevista per i partiti già dotati di gruppo parlamentare entro la fine del 2025.


La battaglia continua al Senato e potrebbe arrivare al Quirinale

Le forze riunite alla Camera annunciano che la mobilitazione proseguirà durante l'esame del provvedimento a Palazzo Madama.

L'obiettivo immediato è convincere il Senato a modificare la norma contestata.

Qualora il testo venisse approvato senza cambiamenti, il fronte delle opposizioni ha già annunciato l'intenzione di portare la questione all'attenzione del Presidente della Repubblica, chiedendo una valutazione sulla compatibilità costituzionale della nuova disciplina.

Il confronto sulla riforma elettorale si prepara quindi a entrare in una fase ancora più delicata, nella quale il dibattito politico potrebbe intrecciarsi con quello giuridico e costituzionale.