Ortega cancella le elezioni in Nicaragua: "Mai più al voto". Svolta autoritaria dopo quasi vent'anni al potere

Ortega annuncia la fine delle elezioni in Nicaragua, sostenendo che il Paese non tornerà più alle urne per impedire all'opposizione di conquistare il potere. La decisione rafforza ulteriormente il controllo della coppia presidenziale formata da Ortega e dalla moglie Rosario Murillo, già al centro delle accuse internazionali di autoritarismo e violazioni dei diritti umani


Ortega annuncia la fine delle elezioni

Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha dichiarato che il Paese non terrà più elezioni, sancendo di fatto la fine della competizione democratica e aprendo una nuova fase politica caratterizzata dall'assenza di qualsiasi alternanza al potere.

Durante un discorso pronunciato in occasione delle celebrazioni per il 47° anniversario della rivoluzione sandinista del 1979, Ortega ha affermato:

«Non ci saranno più elezioni qui perché qualcuno possa impadronirsi del governo e del potere.»

Il presidente, 80 anni, è apparso in pubblico per la prima volta dopo circa due mesi e ha ribadito che il Nicaragua non permetterà più il ritorno delle forze politiche che considera vicine agli Stati Uniti.


"Mai più il ritorno dei partiti sostenuti dagli Stati Uniti"

Nel suo intervento, Ortega ha accusato Washington di aver storicamente sostenuto i suoi avversari politici.

Secondo il leader sandinista:

«I giorni in cui i partiti appoggiati dagli yankee e dai somozisti potevano tornare al potere sono finiti. Mai più.»

Le dichiarazioni rappresentano il segnale più esplicito della volontà del governo di eliminare definitivamente qualsiasi forma di competizione elettorale.


Nessun dettaglio su come saranno abolite le elezioni

Pur annunciando la fine del sistema elettorale, Ortega non ha spiegato quali strumenti costituzionali o legislativi verranno utilizzati per formalizzare la decisione.

Il suo attuale mandato terminerà il prossimo anno, ma con questa dichiarazione il presidente lascia intendere che non sarà prevista alcuna consultazione popolare per scegliere un successore.


Quasi vent'anni di potere e una riforma costituzionale che rafforza la famiglia Ortega

Daniel Ortega governa ininterrottamente dal 2007, dopo avere già ricoperto la presidenza negli anni Ottanta.

Negli ultimi anni ha progressivamente consolidato il proprio controllo sulle istituzioni.

Nel 2025 una riforma costituzionale ha introdotto importanti cambiamenti:

  1. Rosario Murillo è stata nominata co-presidente;
  2. il mandato presidenziale è stato esteso a sei anni;
  3. la coppia presidenziale ha rafforzato il controllo sulle forze armate, sulla magistratura e sulle principali istituzioni dello Stato.

Secondo numerosi osservatori internazionali, il Nicaragua è ormai governato come un sistema fortemente centralizzato attorno alla famiglia Ortega.


Le accuse delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti

Il Consiglio ONU per i Diritti Umani ha accusato il governo di Ortega e Murillo di avere trasformato il Nicaragua in uno Stato autoritario attraverso violazioni sistematiche dei diritti fondamentali.

Le critiche riguardano in particolare:

  1. la repressione dell'opposizione;
  2. gli arresti di dissidenti;
  3. la limitazione delle libertà civili;
  4. il controllo del sistema giudiziario.

Anche gli Stati Uniti definiscono il governo nicaraguense una dittatura e hanno imposto sanzioni a oltre 2.350 funzionari governativi e ai loro familiari.


Le elezioni del 2021 già contestate

L'ultima consultazione elettorale, svoltasi nel 2021, era stata ampiamente criticata dalla comunità internazionale.

Prima del voto, il governo aveva arrestato numerosi candidati dell'opposizione, imprenditori e attivisti politici, impedendo di fatto qualsiasi competizione reale.

Secondo gli osservatori internazionali, quelle elezioni avevano già compromesso gravemente gli standard democratici del Paese.


Gli analisti: "Una dittatura familiare senza più finzioni"

Secondo numerosi esperti, l'annuncio di Ortega rappresenta l'ufficializzazione di una situazione già esistente.

Tiziano Breda, analista dell'organizzazione Armed Conflict Location & Event Data (ACLED), ritiene che il governo abbia deciso di eliminare completamente la competizione elettorale per timore che anche una minima apertura politica possa favorire la nascita di un nuovo movimento di opposizione.

L'analista definisce ormai il Nicaragua:

«Una vera e propria dittatura familiare.»

L'opposizione in esilio: "È la confessione della paura"

Felix Maradiaga, ex candidato presidenziale arrestato nel 2021 e successivamente espulso negli Stati Uniti, interpreta le parole di Ortega come un segnale di debolezza.

Secondo l'esponente dell'opposizione:

«Ortega ha ammesso pubblicamente quello che è sempre stato il suo vero obiettivo: impedire che il suo progetto autoritario venga sottoposto a qualsiasi forma di competizione democratica.»

Anche altri rappresentanti dell'opposizione sostengono che la decisione rifletta il timore del governo di perdere consenso popolare.


Un nuovo capitolo per il Nicaragua

L'annuncio di Ortega segna una svolta senza precedenti nella storia recente del Nicaragua.

L'abolizione delle elezioni rappresenterebbe infatti la definitiva trasformazione del sistema politico in un regime privo di competizione democratica, rafforzando ulteriormente il controllo esercitato dalla famiglia Ortega sulle istituzioni del Paese.

La decisione rischia inoltre di aumentare l'isolamento internazionale di Managua e di alimentare nuove tensioni diplomatiche con Stati Uniti, Unione Europea e organizzazioni per i diritti umani.