I meloniani rilanciano i finanziamenti al cinema Lgbt+ e pro-Pal: nuove polemiche sul Mic

La commissione dei contributi selettivi torna al centro dello scontro politico: finanziati film dedicati a identità di genere, diritti Lgbt+, Gaza e opere tratte dai libri di Antonio Scurati e Chiara Valerio. Cresce il malumore nella maggioranza e, secondo indiscrezioni, anche a Palazzo Chigi


Le politiche culturali del Ministero della Cultura tornano al centro del dibattito politico. L'assegnazione dei nuovi contributi selettivi destinati alla produzione cinematografica ha infatti riacceso le tensioni all'interno della maggioranza di governo, con particolare attenzione ai progetti finanziati dalla commissione incaricata di valutare le opere considerate di particolare valore artistico e culturale.

Secondo quanto emerge, tra i beneficiari figurano numerosi film che affrontano temi come identità di genere, diritti Lgbt+, conflitto israelo-palestinese e inclusione sociale, alimentando le critiche di una parte dell'area conservatrice che da tempo contesta l'impostazione culturale del Ministero.

I film finanziati

Tra i progetti sostenuti con i contributi pubblici compare "So the Lovers Could Come Out Again", racconto ambientato durante la guerra civile libanese che narra la storia d'amore tra due cecchini schierati su fronti opposti lungo la Linea Verde di Beirut.

Riceve finanziamenti anche "Chi dice e chi tace", tratto dall'omonimo romanzo di Chiara Valerio e diretto da Marcella Libonati.

Tra le opere selezionate figurano inoltre:

  1. un film dedicato ai bambini palestinesi feriti nel conflitto di Gaza;
  2. "Mademoiselle", incentrato sulla storia di una giovane trapper milanese che rifiuta l'identità di genere tradizionale;
  3. "Gaza - Linea di difesa" di Alessandro Tonda;
  4. "Cara Giulia", ispirato alla vicenda di Giulia Cecchettin.

La presenza di queste produzioni ha alimentato nuove polemiche tra gli esponenti del centrodestra, soprattutto dopo le critiche rivolte negli ultimi anni al cosiddetto predominio culturale della sinistra nel settore audiovisivo.

Pif, Scurati e gli altri autori finanziati

L'elenco dei contributi comprende anche produzioni firmate da registi e autori molto noti.

Tra queste:

  1. Pierfrancesco Diliberto (Pif) ottiene circa 700 mila euro per il film Che Dio perdona a tutti;
  2. Emanuele Crialese riceve circa 750 mila euro per Cuore nero, tratto dal romanzo di Silvia Avallone;
  3. il regista Claudio Cupellini ottiene circa 800 mila euro per l'adattamento cinematografico di un'opera di Antonio Scurati.

La scelta di finanziare opere riconducibili ad autori spesso considerati vicini ad ambienti culturali progressisti viene letta da alcuni osservatori come un elemento di continuità rispetto alle precedenti gestioni del Ministero della Cultura.

La commissione già al centro del caso Regeni

La stessa commissione era già finita sotto i riflettori nei mesi scorsi per la bocciatura del progetto cinematografico dedicato a Giulio Regeni.

La vicenda aveva provocato forti polemiche politiche, costringendo il ministro della Cultura Alessandro Giuli a intervenire pubblicamente e a riferire in Parlamento. Successivamente il progetto era stato recuperato attraverso il canale dei cosiddetti "progetti speciali", mentre all'interno del ministero si erano registrati cambiamenti organizzativi e l'uscita del capo della segreteria tecnica.

Il malumore nella maggioranza

La pubblicazione dell'elenco dei nuovi finanziamenti arriva in un momento particolarmente delicato per il governo, già attraversato da tensioni politiche su altri fronti.

All'interno della maggioranza emergono perplessità sull'opportunità di sostenere economicamente produzioni che affrontano temi particolarmente divisivi, soprattutto mentre il centrodestra continua a rivendicare la necessità di promuovere una diversa politica culturale rispetto al passato.

Secondo indiscrezioni circolate negli ambienti di governo, anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano guarderebbe con crescente attenzione all'attività del Ministero della Cultura, segnale di un possibile malcontento interno sulla gestione del settore cinematografico.

Un nuovo terreno di scontro culturale

La vicenda riporta al centro il confronto sull'utilizzo dei fondi pubblici destinati al cinema italiano.

Da una parte viene ribadita la necessità di finanziare opere valutate esclusivamente sulla qualità artistica e sul valore culturale; dall'altra cresce la richiesta, avanzata da una parte del centrodestra, di una maggiore coerenza tra gli indirizzi culturali del governo e la distribuzione delle risorse pubbliche.

Il dibattito sui contributi selettivi rischia così di trasformarsi nell'ennesimo terreno di scontro politico e ideologico, destinato ad accompagnare il confronto sulla futura politica culturale dell'esecutivo.