Meloni avverte gli alleati: «La pazienza è finita». Sul tavolo anche il voto anticipato ad aprile

Dopo lo scontro sulle preferenze nella riforma elettorale, la premier alza il livello dello scontro con Lega e Forza Italia. Fratelli d'Italia valuta di ripresentare l'emendamento con voto di fiducia, mentre prende quota l'ipotesi di elezioni anticipate nella primavera del 2027


Lo scontro interno alla maggioranza sulla riforma della legge elettorale rischia di trasformarsi nella crisi politica più delicata dall'insediamento del governo Meloni. Dopo la clamorosa bocciatura dell'emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze, la presidente del Consiglio avrebbe avvertito gli alleati che la sua pazienza «è ormai al limite», lasciando intendere che, in assenza di una ritrovata compattezza, non è escluso il ricorso alle elezioni anticipate.

Secondo indiscrezioni provenienti dai vertici della maggioranza, una delle date prese in considerazione sarebbe quella del 4 aprile 2027, anche se ogni eventuale scioglimento anticipato delle Camere resta subordinato alle valutazioni del Presidente della Repubblica.

La sfida sulle preferenze apre una frattura nella maggioranza

Il voto segreto che ha fatto cadere l'emendamento sulle preferenze ha evidenziato una profonda spaccatura tra i partiti del centrodestra.

In Fratelli d'Italia cresce la convinzione che una parte della coalizione abbia deliberatamente colpito il progetto della premier, sfruttando l'anonimato garantito dallo scrutinio segreto. Da qui l'irritazione di Giorgia Meloni nei confronti degli alleati, in particolare di Forza Italia e Lega, accusati da alcuni esponenti del partito di non aver garantito la disciplina parlamentare.

L'episodio viene considerato il primo vero incidente politico della legislatura e potrebbe avere conseguenze ben oltre il destino della riforma elettorale.

Filini: «Chi si nasconde dietro il voto segreto è un vigliacco»

A rendere ancora più duro il clima è stato Francesco Filini, responsabile del programma di Fratelli d'Italia, che ha attaccato apertamente i parlamentari responsabili del voto contrario.

Secondo Filini, chi ha sfruttato il voto segreto per non assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta avrebbe dimostrato mancanza di coraggio politico.

Pur ribadendo la volontà di arrivare alla conclusione naturale della legislatura, l'esponente di FdI ha sottolineato che un governo può durare soltanto se sostenuto da una maggioranza realmente compatta.

L'ipotesi del voto di fiducia

Tra le opzioni allo studio di Palazzo Chigi ci sarebbe quella di ripresentare al Senato l'emendamento sulle preferenze.

Successivamente il testo tornerebbe alla Camera, dove il Governo potrebbe decidere di porre la questione di fiducia. In questo caso il voto assumerebbe un valore politico decisivo.

Una eventuale bocciatura della fiducia comporterebbe infatti la caduta dell'esecutivo, trasformando la riforma elettorale in un vero banco di prova per la sopravvivenza della maggioranza.

Proprio questo scenario induce molti parlamentari del centrodestra a suggerire prudenza, preferendo rinviare la discussione ai prossimi mesi piuttosto che affrontare immediatamente una prova così rischiosa.

I sondaggi incoraggiano Fratelli d'Italia

All'interno del partito della premier si ritiene che lo scontro sulle preferenze abbia prodotto un ritorno positivo sul piano dell'opinione pubblica.

Secondo le prime rilevazioni, la battaglia per consentire agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti avrebbe rafforzato l'immagine di Giorgia Meloni presso una parte dell'elettorato.

In FdI si sostiene che la vicenda abbia ribaltato le accuse delle opposizioni, che contestavano al governo di occuparsi esclusivamente di temi legati agli equilibri di Palazzo.

Il nodo della Corte Costituzionale

Accanto allo scontro politico resta aperta anche la questione giuridica.

Alcuni esponenti della maggioranza temono infatti che una legge elettorale priva delle preferenze possa essere successivamente sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale, con il rischio di una dichiarazione di illegittimità su alcune disposizioni.

Anche per questo motivo cresce il fronte di chi propone di rallentare l'iter parlamentare e rinviare la discussione definitiva all'autunno.

Vannacci attacca la Lega

Nel frattempo continua anche lo scontro sul fronte della destra sovranista.

Edoardo Ziello, esponente di Futuro Nazionale e tra i promotori dell'emendamento sulle preferenze, respinge le accuse rivolte al gruppo vicino a Roberto Vannacci.

Secondo Ziello, i deputati di Futuro Nazionale avrebbero votato compattamente a favore dell'emendamento seguendo le indicazioni del loro leader.

L'esponente del movimento punta invece il dito contro la Lega, accusandola di proclamarsi sovranista ma di non mantenere gli impegni assunti durante la campagna elettorale.

«Se Meloni vuole vincere deve parlare con Vannacci»

Ziello sostiene inoltre che non esistano trattative in corso tra Futuro Nazionale e Fratelli d'Italia, ma lancia un messaggio politico destinato ad alimentare il dibattito nella maggioranza.

Secondo il dirigente del movimento, se Giorgia Meloni intende confermarsi alla guida del Paese anche nella prossima legislatura dovrà inevitabilmente confrontarsi con Roberto Vannacci, il cui consenso elettorale continua a rappresentare un elemento di forte pressione sugli equilibri del centrodestra.

L'ostacolo del Quirinale

Anche qualora la crisi politica dovesse aggravarsi, l'ipotesi di elezioni anticipate non dipenderebbe esclusivamente dalla volontà della presidente del Consiglio.

Lo scioglimento delle Camere resta infatti una prerogativa del Presidente della Repubblica, che dovrebbe valutare l'esistenza o meno di una diversa maggioranza parlamentare e l'opportunità di far coincidere eventuali elezioni politiche con altre consultazioni già previste nel calendario istituzionale.

Per questo motivo, nonostante il crescente nervosismo nella maggioranza, lo scenario del voto anticipato resta ancora un'ipotesi politica e non una decisione imminente.