Gli Stati Uniti hanno annunciato l'introduzione di una tariffa del 25% sulla maggior parte delle importazioni provenienti dal Brasile, che entrerà in vigore il 22 luglio. Si tratta della prima misura concreta della nuova strategia commerciale dell'amministrazione del presidente Donald Trump, destinata a coinvolgere potenzialmente decine di Paesi attraverso una serie di indagini sulle pratiche commerciali ritenute scorrette.
La decisione rappresenta un nuovo fronte di tensione nei rapporti tra Washington e Brasilia e potrebbe avere ripercussioni sull'intero commercio internazionale.
Al via la nuova strategia commerciale americana
Il provvedimento è stato annunciato dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) e arriva dopo che la Corte Suprema americana aveva smantellato, all'inizio dell'anno, il principale impianto giuridico del precedente sistema tariffario voluto da Donald Trump.
La nuova strategia si basa sulle indagini previste dalla Sezione 301 del Trade Act statunitense, che consente a Washington di adottare misure commerciali contro Paesi accusati di pratiche sleali.
Finora l'USTR ha aperto quasi 80 inchieste che potrebbero sfociare in nuovi dazi nei confronti di numerosi partner commerciali, tra cui Cina, Unione Europea, India, Giappone, Corea del Sud e Messico.
Perché Washington ha colpito il Brasile
Secondo l'amministrazione americana, il Brasile avrebbe mantenuto pratiche commerciali scorrette in diversi settori.
Le contestazioni riguardano il commercio digitale, la gestione della deforestazione illegale in Amazzonia e il sistema di pagamenti elettronici Pix, che secondo Washington penalizzerebbe le società di carte di credito statunitensi.
Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha spiegato che un anno di negoziati non ha consentito di risolvere le divergenze, pur lasciando aperta la possibilità di ulteriori trattative.
Lula respinge le accuse e prepara il ricorso
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha definito la decisione americana «priva di qualsiasi giustificazione».
Brasilia ha annunciato l'immediata attivazione degli strumenti previsti dalla cosiddetta Legge sulla Reciprocità commerciale e ha confermato l'intenzione di portare il caso davanti all'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), contestando la legittimità delle nuove misure tariffarie.
Lo scontro si è esteso anche sul piano politico.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha accusato Lula di non aver negoziato «in buona fede», sostenendo che il presidente brasiliano avrebbe privilegiato le proprie posizioni politiche rispetto agli interessi economici del Paese.
Quali prodotti saranno colpiti
Le nuove tariffe interesseranno migliaia di prodotti brasiliani esportati negli Stati Uniti.
Tra i beni soggetti al dazio figurano:
- zucchero;
- macchinari agricoli;
- abbigliamento;
- macchinari elettrici;
- carta;
- acciaio.
L'impatto potrebbe essere significativo per numerosi comparti dell'industria manifatturiera e agricola brasiliana.
Le principali eccezioni
Washington ha comunque confermato un ampio elenco di prodotti esclusi dalle nuove tariffe.
Tra questi figurano:
- carne bovina;
- caffè;
- terre rare;
- prodotti energetici;
- aeromobili e componenti aeronautici;
- miele biologico;
- ghisa (pig iron);
- alcune tipologie di caffè solubile.
Le esenzioni puntano a limitare gli effetti sui settori ritenuti strategici per l'economia statunitense.
Potrebbero arrivare altri dazi
Le tensioni commerciali potrebbero però aumentare ulteriormente nei prossimi giorni.
Il Brasile è infatti coinvolto anche in una seconda indagine dell'USTR relativa al presunto utilizzo di lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento internazionali.
L'inchiesta dovrebbe concludersi il 24 luglio e potrebbe portare all'introduzione di un'ulteriore tariffa del 12,5%.
Se confermata, l'imposizione aggiuntiva farebbe salire il carico complessivo sui prodotti brasiliani fino al 37,5%, aggravando ulteriormente le relazioni commerciali tra i due Paesi e aumentando le tensioni nel commercio globale.