Tailandia sotto pressione dalla Cina: Le ONG chiedono di fermare l'espulsione del giornalista Bai Zhaodong

Reporters Without Borders e Safeguard Defenders lanciano un appello al governo di Bangkok affinché non estradi il reporter cinese. Secondo le organizzazioni, in patria rischierebbe persecuzioni politiche, torture e detenzione arbitraria


Le principali organizzazioni internazionali per la tutela della libertà di stampa chiedono alla Thailandia di non consegnare alla Cina il giornalista investigativo Bai Zhaodong. Secondo Reporters Without Borders (RSF) e Safeguard Defenders, il reporter rischierebbe gravi violazioni dei diritti umani se fosse rimpatriato, dopo aver denunciato presunti casi di corruzione che coinvolgerebbero funzionari del Partito Comunista Cinese.

La vicenda arriva mentre i rapporti tra Bangkok e Pechino si fanno sempre più stretti e il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul è impegnato in una visita ufficiale in Cina, dove è previsto anche un incontro con il presidente Xi Jinping.

Il giornalista è detenuto in Thailandia da gennaio

Secondo le due organizzazioni per i diritti umani, Bai Zhaodong è trattenuto dalle autorità thailandesi dal mese di gennaio.

Il giornalista sarebbe detenuto in un centro per l'immigrazione di Bangkok e non avrebbe la possibilità di lasciare il Paese, mentre la Cina continua a esercitare pressioni diplomatiche affinché venga rimpatriato.

Al momento né il ministero degli Esteri cinese né quello thailandese hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla vicenda.

L'inchiesta sulla corruzione che avrebbe provocato la fuga

Secondo Reporters Without Borders e Safeguard Defenders, Bai aveva pubblicato un'inchiesta che denunciava una vasta rete di corruzione e frodi finanziarie, coinvolgendo funzionari delle amministrazioni locali e dirigenti del Partito Comunista Cinese.

Dopo la diffusione delle sue indagini, il giornalista sarebbe stato sottoposto a una crescente sorveglianza, interrogatori, procedimenti penali e periodi di detenzione.

Nel 2023 avrebbe deciso di lasciare la Cina per cercare protezione all'estero.

Mandato di arresto emesso dalle autorità cinesi

Le organizzazioni riferiscono che nel 2024 l'Ufficio di Pubblica Sicurezza della città di Yulin ha emesso un mandato di arresto nei confronti del giornalista.

Da quel momento il rischio di un eventuale rimpatrio è aumentato sensibilmente, alimentando le preoccupazioni delle associazioni che si occupano della tutela dei diritti umani.

Le ONG: «Rischia torture e sparizione forzata»

Safeguard Defenders invita la Thailandia a resistere alle pressioni esercitate da Pechino.

Secondo Laura Harth, dirigente dell'organizzazione, Bangkok dovrebbe rispettare gli obblighi internazionali che vietano l'espulsione di persone verso Paesi dove esiste un rischio concreto di torture o persecuzioni politiche.

Le due organizzazioni sostengono che Bai potrebbe essere esposto a detenzione arbitraria, sparizione forzata, torture e altre gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Reporters Without Borders denuncia la repressione della stampa in Cina

Reporters Without Borders ricorda che la Cina rimane il Paese con il maggior numero di giornalisti detenuti al mondo.

Secondo l'organizzazione, attualmente sarebbero circa 120 i reporter incarcerati dalle autorità cinesi, un dato che conferma il livello di repressione nei confronti della libertà di stampa.

Per questo motivo, conclude RSF, il rimpatrio forzato di Bai Zhaodong rappresenterebbe un grave rischio per la sua sicurezza personale e per la sua stessa incolumità.