La Russa avverte la maggioranza dopo il voto sulle preferenze: «Al Senato il voto sarà palese». È scontro con le opposizioni

Il presidente del Senato ricorda che a Palazzo Madama non sarà possibile ricorrere al voto segreto sull'emendamento contestato. Bonelli lo accusa di schierarsi con la maggioranza, mentre lo staff di La Russa respinge le polemiche


La bocciatura dell'emendamento sulle preferenze alla Camera continua a produrre effetti politici all'interno della maggioranza. A riaccendere il dibattito sono state le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ricordato come il passaggio del provvedimento a Palazzo Madama potrebbe cambiare completamente lo scenario grazie alle diverse regole parlamentari.

Le sue parole sono state interpretate dalle opposizioni come un messaggio diretto ai cosiddetti "franchi tiratori" e hanno innescato un duro scontro istituzionale.

Il messaggio di La Russa

Attraverso un intervento pubblicato sui social, La Russa ha sottolineato che il sistema bicamerale permette al Senato di modificare quanto approvato dalla Camera.

Il presidente di Palazzo Madama ha evidenziato soprattutto un aspetto regolamentare decisivo: sull'emendamento relativo alle preferenze non sarà possibile ricorrere al voto segreto.

Secondo La Russa, infatti, al Senato il voto sarà necessariamente palese, rendendo immediatamente identificabile la posizione di ciascun senatore.

Un richiamo che molti osservatori hanno interpretato come un avvertimento rivolto alla maggioranza dopo la clamorosa sconfitta subita a Montecitorio.

«Meloni ha la situazione sotto controllo»

Intervenendo successivamente alla Camera, La Russa ha minimizzato la portata politica dell'incidente parlamentare.

Il presidente del Senato ha dichiarato di ritenere che Giorgia Meloni abbia «la situazione assolutamente sotto controllo», distinguendo tra un semplice incidente dovuto ad assenze o errori di voto e un eventuale problema politico più profondo.

Nel primo caso, secondo La Russa, il passaggio al Senato consentirebbe di correggere facilmente quanto accaduto.

Se invece dovessero emergere motivazioni politiche più rilevanti dietro il comportamento dei franchi tiratori, sarebbe necessaria una riflessione più ampia all'interno della coalizione.

Il riferimento ai franchi tiratori

Parlando della vicenda, La Russa ha osservato che nei voti segreti la presenza di franchi tiratori rappresenta un'eventualità tutt'altro che insolita.

Ha inoltre ricordato come la presidente del Consiglio avesse auspicato un voto palese proprio per responsabilizzare ogni parlamentare, permettendo agli elettori e agli alleati di conoscere con chiarezza le scelte dei singoli.

Il presidente del Senato ha infine precisato che l'eventuale valutazione politica spetta esclusivamente al Governo e alla maggioranza, trattandosi di una votazione che non riguardava né una questione di fiducia né il voto finale sul provvedimento.

Bonelli attacca: «Fa l'arbitro o il giocatore?»

Le dichiarazioni di La Russa hanno provocato la dura reazione delle opposizioni.

Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha accusato il presidente del Senato di intervenire impropriamente nel confronto politico.

Secondo Bonelli, un presidente di Assemblea dovrebbe mantenere un ruolo di assoluta imparzialità e non assumere posizioni che possano essere interpretate come un sostegno alla maggioranza.

«Fa l'arbitro o il giocatore?», ha chiesto polemicamente in Aula, invitando la Presidenza della Camera a richiamare formalmente La Russa e ricordando che il suo ruolo istituzionale richiede neutralità.

La replica dello staff del presidente del Senato

La risposta è arrivata poche ore dopo attraverso il portavoce di La Russa, Emiliano Arrigo.

Secondo Arrigo, le polemiche nascono da una lettura distorta delle dichiarazioni del presidente del Senato.

Il portavoce ha sostenuto che La Russa si sia limitato a ricordare le prerogative previste dal sistema bicamerale e dal regolamento di Palazzo Madama, senza interferire nel dibattito politico né prendere posizione sulla vicenda.

La replica si conclude con una critica a Bonelli, accusato di mettere indirettamente in discussione proprio quelle prerogative istituzionali che regolano il funzionamento del Parlamento.

Il Senato diventa il nuovo banco di prova

Dopo la sconfitta della Camera, il passaggio della riforma elettorale al Senato assume ora un valore politico ancora più rilevante.

L'assenza del voto segreto potrebbe infatti impedire il ripetersi del fenomeno dei franchi tiratori e costringere ogni componente della maggioranza ad assumersi pubblicamente la responsabilità del proprio voto.

Per il governo Meloni sarà quindi il prossimo passaggio parlamentare a chiarire se la battuta d'arresto di Montecitorio sia stata soltanto un incidente di percorso oppure il segnale di tensioni più profonde all'interno della coalizione.