L'Ucraina ha lanciato una delle più estese campagne contro il traffico marittimo russo dall'inizio della guerra, prendendo di mira decine di imbarcazioni nel Mar d'Azov con l'obiettivo di interrompere le linee logistiche che alimentano la macchina militare di Mosca e riforniscono la Crimea occupata. L'operazione, condotta dalle Forze Speciali ucraine, ha provocato un drastico rallentamento della navigazione nella regione e alimentato nuove tensioni sui mercati agricoli ed energetici.
Secondo fonti ucraine, l'offensiva non mira ad affondare le navi, bensì a renderle inutilizzabili, costringendo la Russia a ricorrere a rotte terrestri più vulnerabili agli attacchi.
L'operazione delle Forze Speciali ucraine
A rendere noti i dettagli dell'operazione è stato il maggiore Robert Brovdi, comandante dell'unità speciale "Birds", secondo cui negli ultimi nove giorni sono state colpite ben 116 imbarcazioni che operavano nel Mar d'Azov.
Tra gli obiettivi figurano:
- cinque petroliere;
- cinque navi portarinfuse;
- un rimorchiatore;
- numerose altre unità logistiche impiegate per il trasporto di carburante e merci.
L'obiettivo dichiarato non è quello di affondare le navi, ma di immobilizzarle, lasciandole alla deriva o costringendole a fermarsi per riparazioni, riducendo drasticamente la capacità logistica russa.
Nel mirino la "feeder fleet" russa
Secondo Kiev, il bersaglio principale è la cosiddetta "feeder fleet", una rete di piccole e medie petroliere utilizzata dalla Russia per trasportare petrolio dai porti collegati al canale Volga-Don e al Mar d'Azov verso grandi petroliere ancorate nel Mar Nero.
Questo sistema rappresenta uno snodo fondamentale dell'export energetico russo e permette a Mosca di aggirare parte delle difficoltà logistiche create dalle sanzioni occidentali.
Interrompere questa rete significa rallentare il trasporto di petrolio e carburanti e complicare anche l'approvvigionamento delle forze russe presenti in Crimea.
La Crimea sempre più isolata
Secondo gli analisti militari ucraini, la campagna punta anche a rendere molto più difficile il rifornimento della penisola di Crimea.
Con le navi danneggiate o impossibilitate a navigare, Mosca sarebbe costretta a trasferire carburanti e materiali tramite:
- ferrovia;
- trasporto su gomma;
- Ponte di Kerch.
Tutte infrastrutture che negli ultimi mesi sono state frequentemente bersagliate da missili e droni ucraini.
Il traffico nel Mar d'Azov quasi paralizzato
Tre fonti del settore marittimo hanno riferito a Reuters che, dalla fine della scorsa settimana, gli ingressi e le uscite dal Mar d'Azov risultano fortemente limitati per motivi di sicurezza.
Le navi possono ancora muoversi all'interno del bacino, ma non riescono a transitare attraverso:
- lo Stretto di Kerch;
- il canale Azov-Don.
Si tratta dei due collegamenti essenziali tra il Mar d'Azov, il Mar Nero e il sistema fluviale russo.
Le autorità russe non hanno annunciato ufficialmente alcun blocco, ma numerosi operatori commerciali confermano che il traffico è praticamente fermo.
Le immagini satellitari mostrano il cambiamento
Le immagini satellitari analizzate da Reuters mostrano un netto cambiamento rispetto alle settimane precedenti.
Normalmente decine di navi attendono il proprio turno per attraversare lo Stretto di Kerch.
Le immagini dell'11 luglio mostrano invece soltanto poche unità presenti nell'area, segno di un drastico calo della navigazione dovuto agli attacchi e alle restrizioni introdotte dalle autorità russe.
Colpite anche navi cariche di grano
Secondo fonti del settore marittimo, il 13 e il 14 luglio diverse navi impiegate nell'esportazione di cereali sarebbero state colpite e avrebbero preso fuoco.
Le fonti parlano di una situazione estremamente critica.
"Stanno lì come bersagli davanti a un plotone di esecuzione. Tra pochi giorni nel Mar d'Azov non resterà nemmeno una nave integra."
Le informazioni non sono state confermate ufficialmente dalle autorità russe.
L'impatto sul commercio mondiale del grano
Il Mar d'Azov rappresenta uno dei principali corridoi di esportazione agricola della Russia.
Circa un quarto delle esportazioni russe di grano transita infatti attraverso questa rotta.
Le restrizioni hanno avuto effetti immediati sui mercati:
- il prezzo del grano sull'Euronext è salito fino al 4%;
- le quotazioni hanno raggiunto i livelli più alti delle ultime sei settimane;
- aumentano le preoccupazioni per possibili ritardi nelle forniture mondiali.
La Russia rimane il maggiore esportatore mondiale di grano e uno dei principali produttori di olio di girasole.
Mosca accusa Kiev di terrorismo
Il governo russo ha reagito duramente.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha accusato l'Ucraina di aver superato ogni limite.
Secondo Lavrov, gli attacchi contro il traffico marittimo rappresentano una forma di terrorismo peggiore della pirateria.
Mosca sostiene inoltre che siano state colpite navi civili impiegate nel commercio internazionale.
Kiev respinge le accuse
L'Ucraina nega categoricamente di aver preso di mira imbarcazioni civili.
Una fonte militare ha dichiarato a Reuters che le forze armate ucraine colpiscono esclusivamente obiettivi militari o infrastrutture che contribuiscono direttamente alle capacità belliche russe.
Secondo Kiev, Mosca utilizzerebbe le accuse contro l'Ucraina per giustificare i continui bombardamenti sulle infrastrutture civili ucraine.
Un nuovo fronte nella guerra economica
Gli attacchi nel Mar d'Azov segnano un'importante evoluzione della strategia ucraina.
Dopo aver messo sotto pressione la Flotta del Mar Nero e colpito ripetutamente il Ponte di Kerch, Kiev punta ora a compromettere la logistica commerciale russa, trasformando le rotte marittime in un nuovo campo di battaglia.
Se le operazioni dovessero proseguire con la stessa intensità, Mosca potrebbe trovarsi costretta a ridistribuire risorse militari per proteggere le proprie linee di rifornimento, con ripercussioni non solo sul conflitto ma anche sul commercio internazionale di energia e prodotti agricoli.