Iran minaccia di bloccare nuovi corridoi marittimi: sale la tensione con gli Stati Uniti e i mercati energetici

Teheran avverte che, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, potrebbe colpire anche altre rotte strategiche del commercio mondiale. Gli Stati Uniti intensificano i bombardamenti, Trump minaccia nuove offensive e i prezzi del petrolio tornano a salire


Teheran amplia la strategia dello scontro dopo il blocco di Hormuz

La crisi tra Iran e Stati Uniti entra in una fase ancora più pericolosa. Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz e la decisione di Washington di ripristinare il blocco navale dei porti iraniani, i Pasdaran hanno minacciato di estendere le operazioni contro altri corridoi strategici per il commercio mondiale dell'energia.

Secondo una dichiarazione diffusa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e riportata dall'agenzia di stampa statale IRNA, «le esportazioni energetiche della regione saranno condivise da tutti oppure negate a tutti». Il messaggio lascia intendere la volontà di colpire anche altre rotte utilizzate dai Paesi alleati degli Stati Uniti, segnando una nuova escalation nel confronto tra Teheran e Washington.

L'avvertimento arriva mentre il conflitto continua ad aggravarsi con nuovi bombardamenti americani, attacchi missilistici iraniani e un crescente coinvolgimento degli alleati regionali della Repubblica Islamica.

Il Bab el-Mandeb diventa il nuovo fronte della crisi

Gli analisti ritengono che Teheran stia valutando di utilizzare gli Houthi dello Yemen per bloccare anche lo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.

Si tratta di una delle arterie commerciali più importanti del pianeta. Attraverso questo stretto transitano una parte significativa delle esportazioni petrolifere saudite e migliaia di navi commerciali dirette verso il Canale di Suez.

L'eventuale chiusura contemporanea di Hormuz e Bab el-Mandeb provocherebbe una delle più gravi crisi energetiche degli ultimi decenni, mettendo sotto pressione i mercati mondiali e compromettendo le catene di approvvigionamento internazionali.

Gli Houthi rilanciano la minaccia contro Arabia Saudita e traffico navale

A rafforzare questi timori sono le dichiarazioni degli Houthi.

Un alto dirigente del movimento yemenita ha affermato che il gruppo è pronto a chiudere il Bab el-Mandeb qualora l'Arabia Saudita dovesse continuare gli attacchi contro lo Yemen. Secondo lo stesso esponente, una simile decisione potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio fino a 200 dollari al barile.

La tensione è già salita nei giorni scorsi quando gli Houthi hanno lanciato missili contro l'Arabia Saudita accusando Riyadh di aver bombardato un aeroporto sotto il loro controllo. L'episodio ha segnato la rottura della tregua informale che durava dal 2022.

Il gruppo sostenuto dall'Iran aveva già dimostrato, dopo l'inizio della guerra di Gaza nel 2023, di poter compromettere il traffico commerciale nel Mar Rosso attraverso attacchi contro navi mercantili.

Gli Stati Uniti intensificano i bombardamenti

Nel frattempo Washington ha intensificato le operazioni militari contro obiettivi iraniani.

Il Comando Centrale americano (CENTCOM) ha annunciato di aver condotto una nuova serie di attacchi contro decine di obiettivi militari situati lungo lo Stretto di Hormuz e nelle aree costiere dell'Iran. L'operazione, durata circa sette ore, aveva l'obiettivo dichiarato di ridurre le capacità iraniane utilizzate per colpire il traffico commerciale.

Secondo gli Stati Uniti, negli ultimi sette giorni Teheran avrebbe attaccato sette navi commerciali provocando morti, feriti e dispersi tra gli equipaggi.

Dal canto suo, il governo iraniano denuncia che i bombardamenti statunitensi abbiano causato almeno trenta vittime civili nelle province meridionali del Paese. Le forze armate iraniane hanno inoltre confermato la morte di sette militari nell'attacco contro la base di Bampur.

I Pasdaran rivendicano attacchi contro basi americane

L'IRGC ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso «fino alla fine dei mali dell'America», confermando la volontà di utilizzare la principale rotta energetica mondiale come leva strategica.

I Pasdaran sostengono inoltre di aver colpito installazioni riconducibili alla Quinta Flotta statunitense in Bahrein, una struttura logistica americana in Kuwait e una base militare ad Azraq, in Giordania.

Le autorità kuwaitiane hanno confermato lo spegnimento di un incendio sviluppatosi in un sito colpito dagli attacchi iraniani, senza precisare se si tratti della struttura citata dall'IRGC.

La Giordania, invece, ha comunicato di aver intercettato tre missili balistici provenienti dal territorio iraniano entrati nel proprio spazio aereo.

Trump minaccia nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ulteriormente alzato il livello dello scontro.

In un'intervista televisiva ha dichiarato che, se l'Iran non tornerà al tavolo negoziale, Washington prenderà di mira centrali elettriche, ponti e successivamente anche infrastrutture energetiche strategiche.

Trump ha spiegato che i negoziatori americani hanno inviato un messaggio diretto a Teheran invitando la leadership iraniana a raggiungere rapidamente un accordo.

Nei giorni scorsi il presidente aveva anche ipotizzato l'introduzione di una tariffa del 20% sul traffico marittimo attraverso Hormuz, proposta poi ritirata dopo le critiche ricevute da parte dell'Organizzazione Marittima Internazionale e di numerosi partner commerciali.

Il petrolio torna a correre

L'escalation militare ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici.

Il Brent e il West Texas Intermediate hanno registrato nuovi rialzi dopo aver già chiuso la seduta precedente ai livelli più elevati dell'ultimo mese.

Gli operatori temono che un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, unito a possibili interruzioni nel Bab el-Mandeb, possa compromettere una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale.

Prima dell'inizio della guerra, circa il 20% del commercio globale di petrolio e gas transitava quotidianamente attraverso Hormuz. L'eventuale chiusura contemporanea delle due principali vie marittime del Medio Oriente rappresenterebbe uno degli shock più gravi per il mercato energetico internazionale degli ultimi decenni, con conseguenze potenzialmente rilevanti su inflazione, crescita economica e sicurezza energetica globale.