Il Messico porterà gli Stati Uniti in tribunale per la morte di cittadini messicani durante le operazioni anti-immigrazione

Il governo messicano presenterà denunce penali e cause civili negli Stati Uniti dopo la morte di cittadini messicani durante operazioni dell'ICE


Città del Messico alza lo scontro con Washington

Il governo del Messico ha annunciato una svolta senza precedenti nei rapporti con gli Stati Uniti sul tema dell'immigrazione. La presidente Claudia Sheinbaum ha dichiarato che il suo esecutivo presenterà denunce penali davanti alla magistratura statunitense per i casi di cittadini messicani deceduti durante operazioni dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) o mentre erano detenuti nei centri di permanenza per immigrati.

La decisione rappresenta un cambio di strategia rispetto alle tradizionali proteste diplomatiche e apre un nuovo fronte legale tra i due Paesi.

I numeri delle vittime

Secondo il governo messicano:

  1. 14 cittadini messicani sono morti mentre erano detenuti nelle strutture dell'ICE;
  2. altri 3 sono deceduti durante operazioni di arresto condotte dagli agenti federali statunitensi.

L'episodio che ha spinto Città del Messico ad agire riguarda Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni residente illegalmente negli Stati Uniti da circa trent'anni, ucciso da un agente ICE durante un controllo in Texas.

La sua morte ha provocato manifestazioni di protesta nella città di Houston e ha riacceso il dibattito sull'uso della forza durante le operazioni contro l'immigrazione irregolare.

Sheinbaum: «Non possiamo ignorare queste morti»

Durante la consueta conferenza stampa mattutina, la presidente Sheinbaum ha affermato che il Messico non può restare in silenzio davanti a queste vicende.

Secondo la leader messicana, le azioni legali mirano ad accertare eventuali responsabilità penali per omicidio o violazioni dei diritti umani da parte degli agenti coinvolti.

Sheinbaum ha inoltre ribadito che il governo continuerà a fornire assistenza consolare e legale ai cittadini messicani residenti negli Stati Uniti, sottolineando come molti di loro abbiano costruito la propria vita lavorando regolarmente per decenni.

Fine della sola diplomazia

Il viceministro degli Esteri Roberto Velasco ha spiegato che il governo ha deciso di cambiare approccio dopo numerosi tentativi diplomatici rimasti senza risultati concreti.

L'obiettivo sarà ora quello di rivolgersi direttamente ai procuratori statunitensi chiedendo l'apertura di indagini penali sui singoli episodi.

Parallelamente il Messico presenterà anche cause civili contro le società private che gestiscono numerosi centri di detenzione per immigrati negli Stati Uniti, accusandole di non aver garantito adeguati standard di sicurezza e tutela sanitaria.

La risposta degli Stati Uniti

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha respinto le accuse.

Washington sostiene che non vi sia stato alcun aumento del tasso di mortalità dei detenuti durante l'amministrazione Trump e afferma che tutti gli immigrati trattenuti ricevono:

  1. assistenza medica;
  2. cibo e acqua;
  3. possibilità di contattare familiari e avvocati;
  4. pieno rispetto delle procedure previste dalla legge.

Il Dipartimento di Giustizia, invece, non ha rilasciato commenti ufficiali.

Un nuovo motivo di tensione tra i due Paesi

L'iniziativa giudiziaria rischia di aggravare ulteriormente i rapporti tra Washington e Città del Messico, già messi sotto pressione dalla politica di deportazioni di massa rilanciata dal presidente Donald Trump.

Per il governo messicano la questione riguarda la tutela dei diritti fondamentali dei propri cittadini, mentre l'amministrazione statunitense continua a difendere la linea dura sull'immigrazione clandestina.

Se le denunce verranno formalmente depositate davanti ai tribunali americani, si aprirà una fase giuridica e diplomatica destinata ad avere conseguenze significative nei rapporti bilaterali tra i due Paesi.