Putin prepara una nuova escalation in Ucraina: il Cremlino punta al Donbass e valuta un inasprimento del conflitto

Fonti vicine al Cremlino rivelano che il presidente russo non intende fermare l'offensiva. Nonostante gli sforzi diplomatici di Donald Trump, Mosca sarebbe pronta ad aumentare la pressione militare nei prossimi mesi


Putin respinge l'ipotesi di una pace immediata

Il presidente russo Vladimir Putin non sarebbe disposto ad avviare negoziati concreti per porre fine alla guerra in Ucraina. Al contrario, secondo tre fonti vicine al Cremlino citate da Reuters, il leader russo sarebbe orientato a intensificare le operazioni militari, convinto di poter ancora ottenere risultati decisivi sul campo di battaglia.

Due delle fonti parlano apertamente di un'«alta probabilità» di escalation nei prossimi mesi, mentre una terza, che afferma di incontrare regolarmente Putin, sostiene che il presidente abbia ormai escluso qualsiasi compromesso basato sull'attuale linea del fronte.

Le indiscrezioni arrivano pochi giorni dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui una soluzione diplomatica sarebbe «più vicina di quanto molti credano». Trump ha recentemente parlato sia con Putin sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e li ha incontrati separatamente durante il vertice NATO di Ankara.

Il Donbass resta l'obiettivo strategico del Cremlino

Secondo le fonti ascoltate da Reuters, la conquista completa della regione del Donbass rappresenta la priorità assoluta del Cremlino.

Putin considererebbe il controllo totale dell'area come la vittoria politica e militare necessaria per giustificare il costo umano ed economico della guerra iniziata nel febbraio 2022.

Una delle fonti riferisce che il presidente avrebbe respinto le proposte avanzate da alcuni consiglieri favorevoli a un cessate il fuoco lungo le attuali linee del fronte, giudicandole premature.

La convinzione del Cremlino sarebbe che l'esercito russo riuscirà nei prossimi mesi a conquistare il restante territorio del Donbass ancora controllato dalle forze ucraine.

Kiev teme nuove operazioni anche oltre l'Ucraina

Le autorità ucraine sostengono che le informazioni raccolte dai servizi di intelligence confermino la preparazione di nuove offensive russe.

Secondo un alto funzionario di Kiev, Mosca non starebbe pianificando un percorso verso la pace, bensì nuove operazioni militari sia in territorio ucraino sia, potenzialmente, contro altri Paesi europei.

Negli ambienti militari occidentali cresce infatti la preoccupazione per alcune dichiarazioni pubbliche di analisti e commentatori russi che ipotizzano attacchi limitati contro infrastrutture NATO nei Paesi baltici o in Romania.

Si tratterebbe di operazioni mirate a mettere alla prova la coesione dell'Alleanza Atlantica senza arrivare necessariamente a uno scontro diretto su vasta scala.

I droni ucraini mettono sotto pressione la Russia

Uno dei principali fattori che stanno influenzando l'evoluzione del conflitto è rappresentato dalla crescente efficacia della campagna ucraina condotta con droni a medio raggio.

Negli ultimi mesi Kiev ha colpito raffinerie, depositi di carburante, porti e infrastrutture energetiche in territorio russo e nelle aree occupate.

Questi attacchi hanno provocato significative carenze di carburante in diverse regioni della Federazione Russa, costringendo Mosca a riorganizzare la logistica militare e civile.

Secondo Reuters, proprio questi successi ucraini avrebbero rafforzato la determinazione di Putin a rispondere con maggiore forza, anziché favorire una soluzione negoziata.

Mosca valuta un ampliamento delle operazioni

Negli ultimi giorni la Russia ha già intensificato gli attacchi con missili e droni contro diverse città ucraine, compresa Kiev.

Nel frattempo alcuni analisti vicini agli ambienti militari russi hanno ipotizzato un'ulteriore fase del conflitto caratterizzata da bombardamenti contro grandi infrastrutture industriali ucraine, porti strategici e impianti produttivi.

Tra gli scenari discussi compare anche l'eventualità di colpire strutture NATO nei Paesi baltici o impianti europei coinvolti nella produzione di armamenti destinati all'Ucraina.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha confermato tali ipotesi, ma ha dichiarato che la Russia deve rafforzare la propria sicurezza e non può ignorare quella che definisce la crescente militarizzazione dell'Europa.

Una guerra sempre più logorante

Dopo oltre quattro anni di conflitto, il fronte si estende per circa 1.200 chilometri e continua a essere caratterizzato da combattimenti estremamente intensi.

L'impiego massiccio dei droni da parte di entrambe le parti ha rallentato l'avanzata delle truppe russe, aumentando però la capacità di colpire obiettivi lontani dalla linea del fronte.

Secondo una recente stima del Center for Strategic and International Studies (CSIS), il numero complessivo di militari uccisi, feriti o dispersi dall'inizio dell'invasione avrebbe raggiunto circa due milioni, di cui circa 1,4 milioni appartenenti alle forze russe. Né Mosca né Kiev rendono pubblici dati ufficiali sulle perdite.

Nel Donbass continuano intanto i combattimenti attorno alla città di Kostiantynivka, considerata uno dei principali bastioni difensivi ucraini nella regione di Donetsk.

Trump continua a puntare sulla diplomazia

Nonostante il quadro delineato dalle fonti vicine al Cremlino, Donald Trump continua a sostenere che esistano margini per arrivare a una soluzione negoziata.

Durante il vertice NATO di Ankara ha ribadito di voler proseguire il dialogo sia con Putin sia con Zelensky, convinto che il conflitto possa ancora essere risolto attraverso un'intesa diplomatica.

Le informazioni raccolte da Reuters suggeriscono però che, almeno nel breve periodo, il Cremlino ritenga prioritario consolidare i propri obiettivi militari prima di prendere in considerazione qualsiasi trattativa.