Cos'è lo Stato Islamico: come è cambiato l'ISIS e perché torna a preoccupare dopo gli attentati di Damasco

Le prime indagini siriane collegano le esplosioni avvenute durante la visita di Emmanuel Macron a una cellula affiliata allo Stato Islamico. Ecco come opera oggi l'organizzazione jihadista dopo la caduta del "Califfato"


Gli attentati di Damasco riaccendono l'allarme terrorismo

Le esplosioni che hanno colpito Damasco durante la visita del presidente francese Emmanuel Macron hanno riportato al centro dell'attenzione internazionale la minaccia rappresentata dallo Stato Islamico (ISIS).

Secondo le autorità siriane, le prime indagini indicano che la cellula responsabile degli attentati sarebbe affiliata all'organizzazione jihadista. Le due bombe, esplose nei pressi dell'hotel dove alloggiava Macron, hanno ferito 18 persone e hanno evidenziato come, nonostante la sconfitta territoriale subita negli ultimi anni, l'ISIS continui a rappresentare una minaccia per la sicurezza regionale e internazionale.

Dalla nascita del Califfato alla conquista di Iraq e Siria

Lo Stato Islamico nasce dall'evoluzione di gruppi jihadisti attivi in Iraq dopo l'invasione americana del 2003. Negli anni successivi sfrutta il caos provocato dalla guerra civile siriana per espandersi rapidamente tra Iraq e Siria.

Nel 2014 proclama ufficialmente il "Califfato", dichiarando Abu Bakr al-Baghdadi come guida di tutti i musulmani e rompendo definitivamente con al-Qaeda.

Nel periodo di massima espansione, tra il 2014 e il 2017, l'organizzazione controlla vasti territori nei due Paesi, amministrando milioni di abitanti e imponendo una rigida interpretazione della legge islamica. Le città di Mosul, in Iraq, e Raqqa, in Siria, diventano le capitali operative del Califfato.

Durante quel periodo il gruppo costruisce una vera e propria struttura statale, con apparati amministrativi, tribunali, sistemi fiscali e forze di sicurezza, finanziandosi attraverso il petrolio, le estorsioni, il contrabbando e i sequestri.

La caduta del Califfato non ha segnato la fine dell'ISIS

La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, insieme alle forze irachene e curde, ha progressivamente smantellato il controllo territoriale dell'ISIS.

La perdita delle principali roccaforti non ha però significato la scomparsa dell'organizzazione.

Oggi il gruppo opera con una struttura completamente diversa rispetto al passato. Non controlla più grandi territori ma si affida a piccole cellule clandestine, difficili da individuare, che agiscono in modo autonomo pur mantenendo collegamenti con la leadership.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, tra Iraq e Siria sarebbero ancora presenti circa 10.000 militanti appartenenti allo Stato Islamico.

Dove è presente oggi lo Stato Islamico

Sebbene Iraq e Siria rimangano il nucleo storico dell'organizzazione, il baricentro operativo dell'ISIS si è progressivamente spostato verso altre aree del mondo.

L'Africa rappresenta oggi il principale teatro delle attività del gruppo. Diverse affiliate sono attive nel Sahel, in Nigeria, Somalia, Mozambico e Repubblica Democratica del Congo.

Tra queste spicca l'ISWAP, attiva soprattutto nel nord-est della Nigeria, considerata una delle branche più forti dell'organizzazione.

Anche la provincia del Khorasan (ISIS-K), operativa tra Afghanistan e Pakistan, continua a rappresentare una delle cellule più pericolose. Negli ultimi anni ha rivendicato alcuni dei più gravi attentati terroristici a livello internazionale.

Presenze affiliate sono inoltre segnalate nelle Filippine, in particolare nell'isola di Mindanao.

Il ritorno della minaccia in Siria

La caduta del regime di Bashar al-Assad ha aperto una nuova fase di instabilità in Siria, creando spazi che potrebbero favorire una ripresa delle attività jihadiste.

Secondo diverse fonti di sicurezza citate da Reuters, l'ISIS avrebbe riattivato cellule dormienti, accumulato armi ed esplosivi e avviato operazioni di sorveglianza contro obiettivi governativi.

Negli ultimi mesi il gruppo avrebbe intensificato gli attacchi contro le nuove autorità siriane, colpendo forze di sicurezza e infrastrutture strategiche.

Le autorità riferiscono inoltre di numerosi tentativi di attentato contro esponenti del nuovo governo, alcuni dei quali sarebbero stati sventati prima della loro esecuzione.

Come sono cambiate le strategie dell'organizzazione

L'ISIS ha modificato profondamente il proprio modo di operare.

Se durante il Califfato privilegiava grandi offensive militari e il controllo diretto del territorio, oggi punta su azioni più limitate ma difficili da prevenire.

Le nuove strategie prevedono:

  1. utilizzo di cellule indipendenti;
  2. reti clandestine di comunicazione;
  3. corrieri per trasmettere ordini;
  4. attentati contro obiettivi simbolici;
  5. attacchi ispirati da propaganda online;
  6. maggiore autonomia operativa delle affiliate regionali.

Questa struttura decentralizzata rende più complesso il lavoro delle agenzie di intelligence e delle forze di sicurezza.

Gli attentati più recenti

Negli ultimi anni lo Stato Islamico e le sue affiliate sono stati collegati a numerosi attentati.

Tra gli episodi più rilevanti figurano l'attacco alla sala concerti vicino a Mosca nel 2024, rivendicato dall'ISIS-K, e una serie di attentati contro le forze governative siriane nel corso del 2026.

Le autorità di diversi Paesi hanno inoltre sventato numerosi complotti terroristici ispirati dall'organizzazione, mentre gli apparati di intelligence occidentali continuano a monitorare il rischio di attentati compiuti da singoli estremisti radicalizzati attraverso la propaganda online.

Perché continua a rappresentare una minaccia

Nonostante abbia perso il controllo del Califfato, lo Stato Islamico conserva una notevole capacità di adattamento.

L'organizzazione continua a sfruttare aree caratterizzate da instabilità politica, conflitti armati e debolezza delle istituzioni per reclutare nuovi militanti e mantenere una presenza operativa.

L'assenza di una struttura territoriale estesa non ha eliminato la sua capacità di pianificare attentati o di ispirare attacchi in diversi continenti.

Gli attentati di Damasco rappresentano l'ultimo segnale di una minaccia che, pur profondamente trasformata rispetto a dieci anni fa, continua a essere considerata una delle principali sfide per la sicurezza internazionale.