Lo Stretto di Hormuz diventa l'arma decisiva dell'Iran: perché Teheran mette il Golfo prima del nucleare

Per oltre vent'anni il programma nucleare ha rappresentato il principale terreno di scontro tra Iran e Stati Uniti. Oggi, però, gli equilibri sembrano essersi ribaltati. Secondo diverse fonti iraniane raccolte da Reuters, il controllo dello Stretto di Hormuz è ormai considerato dalla leadership della Repubblica islamica la vera leva strategica del Paese


Hormuz diventa il centro della strategia iraniana

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del commercio mondiale.

Prima della guerra transitava attraverso questo passaggio circa un quinto delle forniture globali di petrolio, rendendolo uno snodo fondamentale per l'economia internazionale.

Per anni Teheran aveva minacciato di chiuderlo senza mai arrivare realmente a bloccare il traffico commerciale, consapevole delle conseguenze economiche e diplomatiche che una simile decisione avrebbe comportato.

La situazione è cambiata radicalmente dopo il conflitto iniziato nel febbraio 2026.

Perché Teheran considera Hormuz la sua «arma d'oro»

Secondo due alte fonti iraniane citate da Reuters, all'interno della leadership esiste ormai un consenso quasi totale.

Il controllo dello Stretto viene considerato il principale strumento di pressione nei confronti degli Stati Uniti e dell'Occidente.

Un membro della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale, Ebrahim Azizi, ha sintetizzato la posizione di Teheran affermando che il nuovo ordine nello Stretto di Hormuz dovrà essere riconosciuto dalla comunità internazionale.

Secondo una delle fonti, rinunciare a questa leva significherebbe consegnare agli Stati Uniti un vantaggio strategico destinato ad aprire nuove richieste sul programma nucleare, sui missili balistici e su altri dossier militari.

L'accordo provvisorio viene interpretato in modo opposto

Al centro della nuova crisi vi è anche una diversa interpretazione del memorandum firmato il 17 giugno tra Washington e Teheran.

Il testo prevede che, per sessanta giorni, l'Iran favorisca il passaggio sicuro delle navi commerciali senza imporre pedaggi.

Per la Repubblica islamica questa formulazione rappresenterebbe un riconoscimento implicito del proprio diritto a gestire il traffico nello Stretto.

Gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo respingono invece questa interpretazione, sostenendo che il documento impone semplicemente all'Iran di garantire la libertà di navigazione senza alcuna forma di controllo esclusivo.

Questa divergenza è uno degli elementi che ha alimentato le recenti tensioni militari.

Dal nucleare al controllo del Golfo

Per quasi venticinque anni il programma nucleare è stato il principale motivo delle sanzioni internazionali contro Teheran.

Oggi, però, il governo iraniano considera la questione di Hormuz ancora più importante.

Secondo le fonti raccolte da Reuters, Teheran non intende nemmeno riaprire il negoziato sul nucleare finché Washington non riconoscerà il diritto iraniano a gestire completamente il passaggio nello Stretto.

La leadership iraniana ritiene inoltre che gli Stati Uniti abbiano ormai accettato, almeno in parte, la prosecuzione dell'arricchimento dell'uranio e la gestione interna delle proprie scorte nucleari, spostando così il baricentro del confronto sul controllo marittimo.

La guerra ha cambiato il calcolo strategico

Prima del conflitto, la chiusura dello Stretto veniva considerata l'ultima risorsa.

La preoccupazione principale era quella di isolare ulteriormente l'Iran, danneggiando contemporaneamente la propria economia e i rapporti con i Paesi del Golfo.

L'attacco statunitense e israeliano del 28 febbraio, nel quale sono stati uccisi la Guida Suprema e altri importanti dirigenti iraniani, avrebbe però modificato profondamente questa valutazione.

Secondo le fonti iraniane, da quel momento la leadership avrebbe concluso di non avere più nulla da perdere, arrivando a bloccare il traffico marittimo e provocando la più grave interruzione delle forniture energetiche mondiali mai registrata.

Una nuova trattativa sempre più difficile

Dopo settimane di blocco navale, Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un accordo temporaneo per limitare l'escalation.

Entrambe le parti, tuttavia, ritengono di aver ottenuto un vantaggio strategico e sono convinte di poter strappare ulteriori concessioni.

Per questo motivo il controllo dello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi in una disputa ancora più complessa e duratura rispetto a quella sul programma nucleare, con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica mondiale e sulla stabilità dell'intero Medio Oriente.