Guerra Iran-Usa, nuova escalation: Washington bombarda 90 obiettivi, Teheran colpisce le basi americane nel Golfo

La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più pericolosa. Dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato concluso l'accordo provvisorio che aveva sospeso il conflitto, le forze armate statunitensi hanno lanciato una nuova e più ampia ondata di bombardamenti contro infrastrutture militari iraniane. La risposta di Teheran è arrivata poche ore dopo


Trump ordina una seconda ondata di bombardamenti

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato di aver colpito circa 90 obiettivi militari lungo la costa meridionale dell'Iran.

Tra i bersagli figurano:

  1. sistemi di difesa aerea;
  2. radar e sistemi di sorveglianza costiera;
  3. depositi di missili e droni;
  4. infrastrutture logistiche;
  5. capacità navali dei Guardiani della Rivoluzione.

Secondo fonti militari americane, questa seconda operazione è stata più estesa rispetto ai raid effettuati il giorno precedente ed è finalizzata a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Trump: «Li abbiamo colpiti duramente»

Durante il viaggio di ritorno dal vertice Nato, Donald Trump ha rivendicato l'operazione militare.

«Li abbiamo colpiti molto duramente. Ogni volta che colpiscono noi, noi risponderemo venti volte più forte», ha dichiarato il presidente americano, ribadendo che gli attacchi rappresentano una rappresaglia per il bombardamento di tre navi commerciali attribuito all'Iran.

Trump ha inoltre avvertito che eventuali nuove azioni iraniane provocheranno una risposta ancora più pesante da parte degli Stati Uniti.

L'Iran attacca le basi Usa in Bahrein e Kuwait

Poche ore dopo i raid americani, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Bahrein e Kuwait.

Secondo il comunicato iraniano, le operazioni potrebbero essere estese ad altre basi americane presenti nel Golfo Persico qualora Washington continui gli attacchi.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato che gli Stati Uniti devono comprendere che «il bullismo e la violazione degli impegni non sono più privi di conseguenze», ribadendo che la gestione dello Stretto di Hormuz dovrà avvenire «secondo le regole stabilite dall'Iran».

Colpite Bandar Abbas e altre città strategiche

I bombardamenti statunitensi hanno interessato gran parte della costa meridionale iraniana.

Tra le località colpite figurano:

  1. Bandar Abbas, principale porto commerciale e base navale iraniana;
  2. Chabahar;
  3. Konarak;
  4. Iranshahr;
  5. aree vicine allo Stretto di Hormuz;
  6. un ponte ferroviario nella zona di Aqqala.

I media statali iraniani riferiscono di almeno tre vittime nell'area di Ahvaz e di numerosi feriti. È stato inoltre ucciso un vigile del fuoco durante un attacco contro l'aeroporto di Iranshahr.

Lo Stretto di Hormuz resta il nodo centrale della crisi

L'obiettivo dichiarato di Washington è mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava prima della guerra circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

Teheran continua invece a considerare il controllo del passaggio marittimo uno dei principali strumenti di pressione nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Secondo numerosi analisti internazionali, entrambe le parti stanno utilizzando l'escalation militare anche come leva negoziale in vista di un eventuale futuro accordo, pur aumentando il rischio di un conflitto regionale fuori controllo.

Il petrolio continua a salire

I mercati energetici restano estremamente nervosi.

Il Brent è tornato a salire oltre l'1%, dopo il forte rialzo della seduta precedente, mentre diversi operatori marittimi continuano a evitare il transito nello Stretto di Hormuz.

L'eventuale prolungamento delle ostilità potrebbe compromettere ulteriormente le esportazioni energetiche del Golfo Persico, alimentando nuove pressioni inflazionistiche sull'economia mondiale.