Caso Bartolozzi, Consulta apre al ricorso della Camera: primo via libera al centrodestra

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei deputati sul caso di Giusi Bartolozzi. La decisione non entra ancora nel merito della vicenda, ma rappresenta un primo successo per la maggioranza di centrodestra, che sostiene la necessità di applicare anche all'ex capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio il procedimento previsto per i reati ministeriali.


La decisione della Consulta

Con l'ordinanza n. 122 del 7 luglio, la Consulta ha stabilito che il ricorso presentato dalla Camera può essere esaminato. Il conflitto riguarda il Collegio per i reati ministeriali e la Procura di Roma, che hanno proceduto nei confronti di Bartolozzi senza richiedere l'autorizzazione preventiva di Montecitorio.

I giudici costituzionali chiariscono che si tratta esclusivamente di una valutazione preliminare di ammissibilità. La questione sarà affrontata in una successiva udienza pubblica, nella quale la Corte deciderà chi abbia effettivamente ragione.

Il nodo del filtro parlamentare

Secondo la Camera, la posizione di Giusi Bartolozzi sarebbe strettamente collegata a quella dei componenti del governo coinvolti nel caso Almasri: il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano.

La maggioranza sostiene che il presunto reato contestato all'ex capo di gabinetto sia funzionalmente connesso ai reati ministeriali e debba quindi seguire lo stesso iter previsto dall'articolo 96 della Costituzione, che richiede il passaggio parlamentare prima dell'azione giudiziaria.

Perché è una prima vittoria per il centrodestra

L'ammissibilità del conflitto non modifica l'inchiesta, ma sospende di fatto la questione in attesa della decisione definitiva della Consulta.

Se la Corte dovesse accogliere il ricorso della Camera, verrebbe riconosciuta la necessità di estendere anche a Bartolozzi le garanzie previste per i reati ministeriali. In caso contrario, la Procura di Roma potrebbe proseguire il procedimento secondo il rito ordinario.

La pronuncia definitiva sarà quindi determinante non solo per il caso Bartolozzi, ma anche per definire i confini delle prerogative parlamentari nei procedimenti che coinvolgono collaboratori diretti dei membri del governo.