Gli obiettivi colpiti dall'Iran
Secondo il comunicato diffuso dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), gli attacchi hanno preso di mira:
- il distretto navale della Quinta Flotta statunitense in Bahrain;
- la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait;
- un drone americano MQ-9, che Teheran sostiene di aver abbattuto durante l'operazione.
Al momento il comando militare statunitense non ha confermato né gli attacchi né l'eventuale abbattimento del velivolo.
I raid degli Stati Uniti contro l'Iran
L'azione iraniana arriva dopo una nuova operazione militare americana.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato di aver colpito oltre 60 imbarcazioni dei Pasdaran e diverse infrastrutture militari iraniane, tra cui:
- sistemi di difesa aerea;
- radar e sistemi di sorveglianza costiera;
- batterie missilistiche terra-aria;
- missili antinave;
- siti di lancio per droni.
Washington ha motivato l'intervento come risposta agli attacchi contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz, ritenuti una violazione del cessate il fuoco raggiunto nelle scorse settimane.
Rutte: «I raid Usa erano necessari»
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha difeso la risposta americana durante il vertice dell'Alleanza ad Ankara.
Secondo Rutte, gli attacchi erano «assolutamente necessari» perché, a suo giudizio, l'Iran avrebbe violato il cessate il fuoco con le azioni contro il traffico marittimo nel Golfo.
Teheran accusa Washington di aver rotto la tregua
Dal canto suo, l'Iran respinge ogni responsabilità per gli attacchi alle petroliere e accusa gli Stati Uniti di aver infranto gli accordi.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf ha dichiarato che «l'era delle intimidazioni è finita», mentre il quartier generale militare Khatam al-Anbiya ha definito i bombardamenti americani «un'aggressione palese», promettendo una «risposta schiacciante».
Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre denunciato come una violazione dell'intesa anche la decisione americana di revocare la licenza che consentiva temporaneamente all'Iran di esportare petrolio.
Petrolio in rialzo dopo la revoca della licenza
La Casa Bianca ha infatti annunciato la cancellazione dell'autorizzazione concessa il 22 giugno che permetteva a Teheran di vendere greggio e prodotti petroliferi sui mercati internazionali fino al 21 agosto.
Le operazioni commerciali dovranno ora essere concluse entro il 17 luglio.
La decisione ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici: il prezzo del petrolio è salito di oltre il 3%, mentre cresce la preoccupazione per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, punto di passaggio strategico per una parte significativa delle esportazioni mondiali di greggio.
Le trattative rischiano di saltare
L'escalation arriva mentre i negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran per un accordo definitivo restano in stallo.
Il cessate il fuoco raggiunto il mese scorso prevedeva una finestra di 60 giorni per arrivare a un'intesa permanente, ma i colloqui ospitati dal Qatar si sono conclusi senza risultati concreti.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha ribadito che Teheran non intende riprendere i negoziati «finché continueranno minacce e pressioni», lasciando intendere che la prospettiva di un accordo si allontana nuovamente.