Ex 007 italiani arrestati per spionaggio: avrebbero passato segreti alla Russia

Due arresti a Roma per presunto spionaggio a favore della Russia. Coinvolti anche quattro militari in servizio e un presunto agente dei servizi russi.


Chi sono i due arrestati

Il principale indagato è un uomo di 59 anni, ex appartenente al comparto dell'intelligence italiana ed ex sottufficiale dell'Arma dei Carabinieri.

Secondo gli investigatori, avrebbe raccolto documenti e informazioni riservate ricevendo denaro da un presunto agente dell'intelligence russa.

In manette è finita anche una seconda persona, accusata di aver collaborato nell'attività illecita.

Entrambi sono indagati, a vario titolo, per:

  1. spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione;
  2. rivelazione di informazioni riservate;
  3. accesso abusivo a sistemi informatici o telematici.

Coinvolti anche quattro militari in servizio

L'inchiesta avrebbe individuato una rete composta da sei fonti attraverso cui venivano reperite le informazioni.

Tra queste figurano:

  1. quattro militari ancora in servizio;
  2. una quinta persona civile;
  3. gli ex appartenenti all'intelligence ritenuti al centro dell'organizzazione.

Tutti risultano iscritti nel registro degli indagati.

Le accuse contestate comprendono:

  1. procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato;
  2. spionaggio politico o militare;
  3. rivelazione di segreti di Stato;
  4. divulgazione di informazioni riservate.

Come è nata l'indagine

L'inchiesta è stata avviata nel maggio 2025 dall'Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, che ha trasmesso gli elementi raccolti alle Procure ordinaria e militare di Roma.

Successivamente il Raggruppamento Operativo Speciale ha svolto mesi di attività investigativa, tra cui:

  1. servizi di osservazione e pedinamento;
  2. intercettazioni e controlli;
  3. perquisizioni, anche informatiche.

Le misure cautelari sono state eseguite con il supporto del Gruppo di Intervento Speciale e del Comando provinciale dei Carabinieri di Roma, su disposizione del Gip del Tribunale di Roma.

Il presunto ruolo dei servizi segreti russi

Secondo l'accusa, le informazioni sarebbero state consegnate a un presunto agente dei servizi segreti della Federazione Russa, presente in Italia con copertura diplomatica.

Proprio l'immunità diplomatica impedirebbe, allo stato, eventuali misure giudiziarie nei suoi confronti.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l'entità delle informazioni trasmesse e il possibile danno arrecato alla sicurezza nazionale.

Crosetto: «Tolleranza zero»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha espresso pieno sostegno al lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine.

«Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica», ha dichiarato il ministro.

Crosetto ha inoltre assicurato che il Ministero della Difesa adotterà tutte le iniziative necessarie per tutelare l'integrità delle proprie strutture e la sicurezza delle informazioni classificate.

Un'inchiesta destinata ad allargarsi

Le indagini sono ancora in corso e gli investigatori stanno verificando se la rete abbia operato per un periodo più lungo e se vi siano ulteriori persone coinvolte.

L'obiettivo della Procura è accertare quali informazioni siano state effettivamente trasmesse alla presunta intelligence russa e valutare le eventuali conseguenze sulla sicurezza dello Stato italiano.