Il regime punta sulle folle per mostrare forza
Per una settimana Teheran è stata teatro di cortei, cerimonie religiose e commemorazioni dedicate a Khamenei. Le autorità hanno favorito la partecipazione offrendo trasporti agevolati, vitto e alloggio ai fedeli provenienti da tutto il Paese.
Secondo alcuni esponenti religiosi, la partecipazione ai funerali dovrebbe rappresentare una sorta di referendum popolare sulla legittimità della Repubblica islamica, dimostrando compattezza sia agli avversari esterni sia ai critici interni.
Le immagini aeree mostrano centinaia di migliaia di persone nelle strade della capitale, anche se Reuters precisa di non aver potuto verificare in modo indipendente il numero effettivo dei partecipanti.
Gli analisti: «I funerali non misurano il consenso»
Molti osservatori invitano però a non interpretare le immagini come una prova del sostegno al sistema politico iraniano.
Lo storico Ali Ansari, professore all'Università di St Andrews, sottolinea che la partecipazione a funerali di figure simboliche rappresenta una tradizione profondamente radicata nella cultura sciita e non costituisce necessariamente un'indicazione delle preferenze politiche della popolazione.
Anche alcune fonti vicine al potere riconoscono che tra i presenti vi erano persone mosse da motivazioni molto diverse: fede religiosa, curiosità storica, senso del dovere oppure autentico sostegno al regime.
«Sono qui per assistere a un momento storico»
Le testimonianze raccolte da Reuters confermano questa varietà di motivazioni.
Hamidreza, insegnante in pensione di 63 anni, racconta di aver partecipato non per sostenere il governo ma perché considera l'evento una pagina importante della storia del suo Paese.
Altri partecipanti spiegano invece di aver preso parte alle cerimonie per rispetto verso la figura della Guida Suprema o per convinzione religiosa.
La crisi economica continua ad alimentare il malcontento
Dietro la mobilitazione ufficiale rimane però una situazione economica estremamente difficile.
Quattro mesi di guerra hanno aggravato un'economia già duramente colpita dalle sanzioni internazionali. Inflazione elevata, svalutazione della moneta e perdita del potere d'acquisto continuano a pesare sulle famiglie iraniane.
Maryam, casalinga di 33 anni intervistata da Reuters, spiega di aver scelto di non partecipare ai funerali:
«Invece di organizzare queste cerimonie dovrebbero pensare ai problemi economici della gente. Stiamo soffrendo.»
Le proteste represse e le divisioni restano aperte
Negli ultimi anni proprio la crisi economica aveva alimentato vaste proteste nazionali, successivamente trasformatesi in contestazioni più ampie contro il sistema della Repubblica islamica.
Secondo Reuters, la repressione delle manifestazioni ha provocato migliaia di vittime e nel corso del 2026 sono proseguite anche le esecuzioni di persone accusate di aver partecipato ai disordini.
Lo stesso giorno della morte di Khamenei, racconta l'agenzia, in alcuni quartieri di Teheran sarebbero stati uditi applausi e grida di esultanza, segnale delle profonde divisioni che attraversano il Paese.
Una base fedele resta, ma il futuro è incerto
Gli analisti stimano che il regime possa ancora contare su uno zoccolo duro pari a circa il 15-20% della popolazione, composto soprattutto dagli elettori delle correnti più conservatrici.
Secondo un ex alto funzionario iraniano, il Paese appare oggi diviso tra sostenitori del sistema, oppositori e una vasta fascia di cittadini interessata soprattutto alla sopravvivenza economica.
La stessa fonte utilizza una metafora per descrivere il momento che attraversa l'Iran:
«I figli partecipano al funerale del padre, ma dopo il funerale ricominciano le loro dispute.»
Una frase che sintetizza il nodo centrale della fase post-Khamenei: le grandi manifestazioni di cordoglio possono rafforzare temporaneamente l'immagine del regime, ma non sembrano sufficienti a risolvere le tensioni economiche, sociali e politiche che continuano a dividere la Repubblica islamica.