La sentenza riguarda il ricorso presentato da Audrey Ubeda, cittadina francese residente in Italia, e prevede un risarcimento complessivo di 60 mila euro a carico dello Stato italiano.
La frase della pm finita sotto accusa
Al centro della decisione della Corte di Strasburgo vi sono le motivazioni contenute in una richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Benevento.
Nel provvedimento il pubblico ministero aveva scritto che:
«È comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, tende a esercitare quando un marito tenta l'approccio sessuale.»
Secondo la Cedu, un'affermazione di questo tipo riflette stereotipi sessisti e contribuisce a normalizzare la violenza sessuale all'interno della coppia, esponendo la vittima a una forma di vittimizzazione secondaria.
La decisione della Corte europea
Nella sentenza depositata il 2 luglio, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che l'Italia ha violato gli articoli 3 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Per la Corte, le autorità italiane non hanno garantito un'indagine condotta con la necessaria tempestività, accuratezza ed efficacia.
Inoltre, le osservazioni contenute nel provvedimento della Procura sono state ritenute lesive della dignità della denunciante.
Secondo la Cedu:
«Le osservazioni sessiste e stereotipate del pubblico ministero hanno sottoposto la ricorrente a un'ulteriore vittimizzazione.»
La denuncia di Audrey Ubeda
La donna aveva denunciato nel 2021 l'ex compagno per maltrattamenti e violenze sessuali.
Nel suo racconto ha descritto anni di violenze psicologiche, minacce, episodi intimidatori e rapporti sessuali che sostiene essere avvenuti senza il suo consenso.
Tra gli episodi denunciati figurano anche aggressioni durante la notte mentre dormiva e un episodio in cui, secondo il suo racconto, l'uomo le avrebbe puntato un coltello alla gola.
Le critiche della Cedu alla giustizia italiana
La Corte non ha censurato soltanto il linguaggio utilizzato dalla pubblico ministero.
I giudici europei hanno rilevato anche gravi ritardi nella gestione dell'intera vicenda giudiziaria.
Sul piano penale il procedimento è proseguito solo dopo una prima richiesta di archiviazione, mentre sul versante civile il Tribunale per i minorenni ha impiegato oltre tre anni per pronunciarsi su alcune richieste relative all'affidamento dei figli e alla responsabilità genitoriale.
Nel frattempo la donna e i due bambini sono rimasti ospitati in una struttura protetta senza che venisse adottata una decisione definitiva sulla possibilità di trasferirsi in Francia.
Cos'è la vittimizzazione secondaria
Nella sentenza la Cedu richiama il concetto di vittimizzazione secondaria, ossia il danno ulteriore che una persona può subire durante il percorso giudiziario quando istituzioni o operatori utilizzano stereotipi, minimizzano le denunce o adottano comportamenti che mettono in dubbio la credibilità della vittima.
Secondo Strasburgo, le motivazioni contenute nel provvedimento della Procura rischiano di rafforzare l'idea che, all'interno di una relazione di coppia, la violenza sessuale possa essere in qualche modo normalizzata.
Il risarcimento e il significato della sentenza
La Corte europea ha disposto che l'Italia versi 60 mila euro alla ricorrente per le violazioni accertate.
La decisione rappresenta un nuovo richiamo nei confronti dello Stato italiano sulla necessità di garantire che i procedimenti per violenza domestica e sessuale siano condotti senza stereotipi di genere, nel rispetto dei diritti delle vittime e degli standard previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.