Perché Trump attacca ancora Meloni: il vertice Nato, le spese militari e la strategia Usa dietro gli affondi

Donald Trump torna a prendere di mira Giorgia Meloni a poche ore dal vertice Nato di Ankara. L'ultimo affondo arriva con la pubblicazione su Truth Social di un meme che ironizza sul rapporto tra la premier italiana e il presidente americano, un episodio che a Palazzo Chigi viene interpretato come una provocazione destinata a non modificare la linea del governo.


Il nuovo attacco di Trump contro Giorgia Meloni

Il post compare nella tarda serata di domenica su Truth Social. L'immagine mostra Donald Trump di spalle durante il G7 di Evian mentre Giorgia Meloni lo osserva, accompagnata dalla scritta che, tradotta, suggerisce l'idea di "tenerla lontana" dal presidente americano.

Si tratta del secondo affondo personale nel giro di pochi giorni. In precedenza Trump aveva sostenuto che la presidente del Consiglio lo avesse quasi "supplicato" per ottenere una fotografia insieme durante il vertice internazionale, ricostruzione che Meloni aveva respinto pubblicamente affermando che "l'Italia non implora nessuno".

La reazione del governo: nessuna risposta alle provocazioni

La scelta dell'esecutivo è quella di non alimentare la polemica.

Secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno concordato di non replicare al meme, evitando di trasformare un episodio social in un caso diplomatico proprio alla vigilia del summit Nato.

In ambienti governativi prevale lo sconcerto per i continui attacchi del presidente americano, ma la convinzione è che rispondere pubblicamente finirebbe soltanto per aumentare la tensione senza produrre benefici nei rapporti bilaterali.

Il vero obiettivo di Trump: la Nato e le spese per la difesa

Dietro gli attacchi ai leader europei c'è soprattutto la questione delle spese militari.

Da mesi Trump sostiene che gli alleati Nato abbiano approfittato degli Stati Uniti investendo troppo poco nella difesa comune e continua a chiedere un'accelerazione rispetto agli obiettivi concordati dall'Alleanza.

L'Italia è tra i Paesi finiti nel mirino perché Washington ritiene insufficienti gli incrementi programmati, nonostante Roma abbia già annunciato un aumento graduale degli investimenti nei prossimi anni.

Il vertice di Ankara servirà proprio a verificare quanto rapidamente gli Stati membri intendano avvicinarsi al nuovo obiettivo fissato dalla Nato.

Quanto spenderà l'Italia

Nelle ultime ore sono circolate diverse ricostruzioni sulle cifre che il governo italiano porterà al tavolo del summit.

Le ipotesi oscillano tra un incremento complessivo di circa 17-19 miliardi di euro entro il 2028, con una crescita progressiva della spesa militare rispetto al Pil.

Palazzo Chigi, tuttavia, non ha confermato ufficialmente i numeri circolati, mantenendo il riserbo in vista del confronto con gli altri alleati.

La strategia americana: la Nato come mercato delle armi

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche internazionali, la pressione esercitata dalla Casa Bianca non avrebbe soltanto finalità strategiche.

L'obiettivo sarebbe anche quello di incentivare gli alleati europei ad acquistare una quota crescente di armamenti prodotti dall'industria americana.

In questo contesto si inserisce anche il progetto denominato Purl, uno schema attraverso il quale Washington punta a coordinare gli acquisti di sistemi d'arma destinati sia al rafforzamento della Nato sia al sostegno dell'Ucraina.

L'Italia, insieme ad altri grandi Paesi europei, non avrebbe ancora aderito completamente al programma.

Un vertice decisivo

Il summit Nato di Ankara arriva in un momento particolarmente delicato.

Oltre alla guerra in Ucraina e alle conseguenze della crisi con l'Iran, i leader dell'Alleanza dovranno affrontare il tema della redistribuzione degli oneri della difesa e del rapporto sempre più complicato tra gli Stati Uniti di Trump e gli alleati europei.

Per il governo italiano la priorità resta evitare uno scontro diretto con Washington, mantenendo aperto il dialogo senza rinunciare alla propria autonomia politica.

L'ennesimo attacco social del presidente americano sembra quindi inserirsi in una strategia più ampia, nella quale le provocazioni personali diventano uno strumento di pressione politica in vista dei negoziati sul futuro della Nato e delle spese militari occidentali.