Commissione Vigilanza Rai, la maggioranza valuta di andare avanti da sola: cosa può succedere dopo le dimissioni

Dopo il passo indietro dei commissari di maggioranza e opposizione, il centrodestra ipotizza la ricostituzione della Commissione anche senza il centrosinistra. Sul tavolo c'è anche la possibilità che la presidenza non vada più all'opposizione.


La partita sulla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai entra in una nuova fase. Dopo le dimissioni in blocco della presidente Barbara Floridia e dei commissari delle opposizioni, seguite da quelle dei componenti della maggioranza, il Parlamento dovrà ricostituire l'organismo. Ma il confronto politico resta bloccato e il rischio è quello di uno scontro istituzionale.

Da un lato il centrosinistra conferma la linea dell'Aventino e non intende indicare nuovi componenti. Dall'altro, nel centrodestra prende corpo l'ipotesi di procedere comunque alla ricostituzione della Commissione, arrivando, se necessario, anche a eleggere un presidente di maggioranza.

Perché la Commissione è stata azzerata

La crisi nasce dal lungo stallo sulla nomina di Simona Agnes alla presidenza della Rai.

La sua designazione, approvata dal governo, non è mai stata ratificata dalla Commissione di Vigilanza, dove è necessario il voto favorevole dei due terzi dei componenti. Dopo oltre due anni di impasse, le opposizioni hanno deciso di dimettersi denunciando il blocco dell'organismo parlamentare.

Successivamente anche i commissari della maggioranza hanno rimesso il mandato, chiudendo di fatto l'esperienza dell'attuale Commissione.

Le opposizioni: «Nessun nuovo nome»

Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e gli altri partiti di opposizione ribadiscono di non voler indicare nuovi commissari almeno nell'immediato.

L'obiettivo dichiarato è evitare di ricostituire una Commissione che, secondo il centrosinistra, resterebbe paralizzata senza una soluzione complessiva sulla governance della Rai e sull'applicazione del Media Freedom Act europeo.

Secondo questa impostazione, ripartire senza modifiche significherebbe tornare esattamente alla situazione che ha portato alle dimissioni.

L'ipotesi della maggioranza

Dal centrodestra arriva però un avvertimento.

La presidenza della Commissione di Vigilanza è tradizionalmente affidata a un esponente dell'opposizione, ma questa non è una previsione di legge né un obbligo regolamentare, bensì una prassi parlamentare.

Per questo motivo, se le opposizioni dovessero continuare a non designare i propri rappresentanti, la maggioranza ritiene possibile procedere comunque alla ricostituzione della Commissione, anche attraverso eventuali nomine d'ufficio da parte dei presidenti delle Camere, come già avvenuto in altri casi parlamentari.

In questo scenario, qualora mancasse un candidato dell'opposizione, il presidente potrebbe essere espresso dalla stessa maggioranza.

Il nodo della par condicio

Uno degli aspetti più delicati riguarda le competenze della Commissione.

L'organismo parlamentare è infatti chiamato ad approvare le delibere sulla par condicio in occasione delle campagne elettorali e referendarie, oltre a esercitare funzioni di indirizzo e controllo sul servizio pubblico radiotelevisivo.

Con l'avvicinarsi di nuove consultazioni elettorali, il protrarsi dello stallo potrebbe creare difficoltà nell'adozione degli atti obbligatori previsti dalla normativa.

Il dubbio sulle dimissioni

Resta inoltre aperta una questione tecnica.

Gli uffici parlamentari dovranno chiarire se i commissari dimissionari siano già decaduti oppure se restino formalmente in carica fino alla nomina dei sostituti.

Nel primo caso la Commissione risulterebbe già inattiva. Nel secondo, potrebbe ancora essere convocata limitatamente agli adempimenti obbligatori attraverso un'intesa tra le forze politiche.

Lo scontro resta aperto

Per le opposizioni, l'eventuale nomina d'ufficio dei commissari rappresenterebbe un precedente istituzionale senza precedenti nella storia repubblicana.

Dal centrodestra, invece, si sottolinea come la Commissione non possa rimanere paralizzata a tempo indeterminato, soprattutto per le funzioni che è chiamata a svolgere sul servizio pubblico e sul rispetto della par condicio.

Nelle prossime settimane sarà quindi decisivo capire se sarà possibile trovare un'intesa politica oppure se la maggioranza deciderà di procedere autonomamente alla ricostituzione della Commissione di Vigilanza Rai, aprendo una nuova fase di confronto tra governo e opposizioni.