Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha deciso di non riconoscere una recente sentenza della Corte Suprema riguardante l'Autorità per la televisione e la radio, aprendo un nuovo fronte di scontro tra esecutivo e magistratura. È la prima volta che il governo dichiara apertamente di voler ignorare una decisione della massima autorità giudiziaria del Paese, alimentando i timori di una possibile crisi costituzionale.
Lo scontro sull'Autorità per i media
Al centro della vicenda c'è il Second Authority for Television and Radio, l'organismo che regola il settore radiotelevisivo israeliano.
Secondo il governo, il consiglio dell'Autorità non dispone del numero minimo di componenti previsto dalla legge e, di conseguenza, non può assumere decisioni valide. Il 17 giugno, però, la Corte Suprema aveva stabilito che l'organismo dovesse continuare a operare nonostante la composizione incompleta.
Il Consiglio dei ministri ha ora approvato all'unanimità una risoluzione con cui respinge quella decisione, sostenendo che la Corte non abbia il potere di contraddire una norma approvata dal Parlamento.
Il governo: «Le decisioni saranno nulle»
I ministri delle Comunicazioni Shlomo Karhi e della Giustizia Yariv Levin, tra i principali promotori della contestata riforma della giustizia, hanno proposto che il governo non riconosca alcuna decisione futura dell'Autorità fino al raggiungimento del numero legale dei membri.
Nel testo approvato dal governo si afferma che una sentenza «in contrasto con la legge non sarà riconosciuta» e che l'esecutivo utilizzerà «tutti gli strumenti giuridici a disposizione» per farla annullare.
Opposizione all'attacco: «È una crisi costituzionale»
La decisione ha provocato la dura reazione delle opposizioni.
Il leader dell'opposizione Yair Lapid ha accusato il governo di aver «oltrepassato ogni limite», definendo la scelta «la più grave crisi costituzionale della storia di Israele» e sostenendo che stia minando le basi della democrazia israeliana.
Anche l'ex primo ministro Naftali Bennett ha avvertito che ignorare le sentenze della Corte rischia di portare il Paese verso «l'anarchia». Sulla stessa linea Gadi Eisenkot, tra i principali sfidanti di Netanyahu secondo i sondaggi, che ha accusato il premier di dividere il Paese.
L'appello del presidente Herzog
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha preso posizione contro la decisione del governo, definendo la disobbedienza alle sentenze della Corte Suprema una «linea rossa che non deve essere superata in nessuna circostanza».
Più prudente il segretario del governo Yossi Fuchs, secondo cui l'esecutivo non starebbe invitando a disobbedire ai giudici, ma starebbe semplicemente contestando una decisione che considera incompatibile con la legge vigente.
Le conseguenze sul sistema dei media
La disputa potrebbe avere effetti concreti sul panorama televisivo israeliano. L'Autorità di vigilanza è infatti chiamata a pronunciarsi sulla vendita di Channel 13, una delle principali emittenti commerciali del Paese e spesso critica nei confronti di Netanyahu.
La vicenda potrebbe inoltre incidere sullo status di Channel 14, rete vicina al governo che beneficia di agevolazioni regolamentari riservate ai cosiddetti «piccoli canali».
Il nuovo scontro tra governo e magistratura riporta al centro il tema della riforma della giustizia, congelata dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 ma mai del tutto abbandonata dall'esecutivo guidato da Netanyahu, mentre Israele si avvicina a nuove elezioni attese tra settembre e ottobre.