Corte Suprema USA, Trump tra sconfitte e vittorie: cresce il potere presidenziale

La Corte respinge alcune delle principali iniziative dell'amministrazione, ma rafforza l'autorità dell'esecutivo con decisioni destinate a ridefinire gli equilibri istituzionali


Un bilancio tra battute d'arresto e successi

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha concluso il proprio mandato annuale con una serie di sentenze che segnano un bilancio contrastante per il presidente Donald Trump. Se da un lato i giudici hanno respinto alcune delle iniziative più controverse dell'amministrazione, dall'altro hanno consolidato una visione più ampia dei poteri del presidente, rafforzando il ruolo dell'esecutivo nel sistema istituzionale americano. Secondo numerosi osservatori, il risultato complessivo rappresenta comunque un successo strategico per la Casa Bianca, destinato ad avere effetti anche oltre l'attuale mandato presidenziale.

Stop alla stretta sulla cittadinanza per nascita

Tra le decisioni più significative figura il rigetto del tentativo dell'amministrazione Trump di limitare il principio dello ius soli, previsto dal XIV Emendamento della Costituzione statunitense. La Corte ha stabilito che i figli nati negli Stati Uniti e soggetti alla giurisdizione americana continuano a beneficiare del diritto automatico alla cittadinanza, respingendo così uno dei principali obiettivi della politica migratoria della Casa Bianca.

Bocciati anche i dazi globali e il caso Federal Reserve

Nel corso del mandato, la Corte Suprema ha inoltre annullato il vasto piano di dazi commerciali globali promosso da Trump, ritenendo che la normativa invocata dall'amministrazione non giustificasse un ricorso così esteso ai poteri d'emergenza. Un'altra sconfitta per il presidente è arrivata sul fronte della Federal Reserve, dove i giudici hanno impedito la rimozione della governatrice Lisa Cook, riaffermando il principio dell'indipendenza della banca centrale americana.

La svolta sui poteri del presidente

Parallelamente, la Corte ha però emesso una delle decisioni più rilevanti degli ultimi decenni in materia di poteri presidenziali. Con una maggioranza di sei giudici contro tre, è stato superato il precedente stabilito nel 1935 dal caso Humphrey's Executor v. United States, riconoscendo al presidente un'autorità molto più ampia nella revoca dei vertici delle autorità federali indipendenti.

Secondo diversi costituzionalisti, questa decisione rappresenta una profonda ridefinizione dell'equilibrio tra Casa Bianca e agenzie federali, rafforzando significativamente il controllo del presidente sull'apparato esecutivo.

Le divisioni all'interno della Corte

La sentenza ha evidenziato ancora una volta la netta contrapposizione tra la maggioranza conservatrice e i tre giudici progressisti. Nell'opinione dissenziente, la giudice Sonia Sotomayor ha sostenuto che la decisione attribuisce al presidente poteri superiori persino a quelli esercitati dalla Corona britannica contro cui si ribellarono i Padri Fondatori, mentre la maggioranza ha ritenuto necessario riaffermare il controllo dell'esecutivo sulle strutture amministrative federali.

Un orientamento favorevole all'amministrazione

Nel corso dell'ultimo anno giudiziario la Corte Suprema ha generalmente mostrato un orientamento favorevole alle posizioni dell'amministrazione Trump anche in numerosi procedimenti urgenti riguardanti immigrazione, sicurezza nazionale e funzionamento dell'apparato federale. Pur registrando alcune importanti sconfitte, diversi analisti ritengono che il risultato complessivo rafforzi la strategia della Casa Bianca di espandere i poteri dell'esecutivo. Le decisioni adottate in questo mandato potrebbero influenzare la giurisprudenza americana per molti anni, ridefinendo il rapporto tra presidente, Congresso e agenzie indipendenti.