Basi USA in Italia, Trenta e Guerini chiedono chiarezza: «Il governo riferisca al Parlamento». Riaperto il dibattito sugli accordi segreti con Washington

Dopo le polemiche sull'utilizzo delle basi militari italiane durante la crisi con l'Iran, gli ex ministri della Difesa Elisabetta Trenta e Lorenzo Guerini intervengono chiedendo maggiore trasparenza. Al centro del dibattito anche gli accordi bilaterali con gli Stati Uniti, alcuni dei quali risalgono al 1954 e sono ancora coperti dal segreto


La vicenda delle basi continua a far discutere

Le polemiche sull'utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia durante il recente conflitto tra Stati Uniti e Iran non si sono esaurite. Dopo le dichiarazioni del segretario generale della NATO, Mark Rutte, e le precisazioni del governo italiano, il dibattito si è spostato sul rapporto tra Roma e Washington e sulle regole che disciplinano l'impiego delle installazioni americane presenti sul territorio nazionale. A rilanciare la discussione sono ora due ex ministri della Difesa, Elisabetta Trenta e Lorenzo Guerini.

Trenta: «Gli accordi con gli USA andrebbero desecretati»

Secondo Elisabetta Trenta, sarebbe arrivato il momento di rendere pubblici gli accordi che regolano la presenza delle basi americane in Italia, a partire da quello firmato nel 1954. L'ex ministra sostiene che, pur nel rispetto delle esigenze di sicurezza nazionale, una maggiore trasparenza contribuirebbe a rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Trenta ricorda di aver sempre considerato prioritario, durante il proprio mandato, avvicinare l'opinione pubblica ai temi della difesa e ritiene che, trattandosi di accordi risalenti a oltre settant'anni fa, possano oggi essere almeno in parte resi conoscibili.

«Su questa crisi serviva il coraggio mostrato dalla Spagna»

Pur esprimendo fiducia nelle dichiarazioni dell'attuale ministro della Difesa Guido Crosetto, Trenta ritiene che il governo avrebbe dovuto assumere una posizione politica più netta durante la crisi.

Secondo l'ex ministra, l'esecutivo avrebbe dovuto seguire l'esempio del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che aveva espresso pubblicamente una posizione più critica sull'utilizzo delle infrastrutture militari nel contesto del conflitto. Trenta ha inoltre ricordato che, durante il proprio mandato, negò un'autorizzazione per un'attività che riteneva andasse oltre il semplice supporto logistico consentito dagli accordi.

Fiducia in Crosetto, ma il Parlamento va informato

L'ex ministra afferma di ritenere credibile la ricostruzione fornita da Guido Crosetto. Secondo Trenta, il ministro avrebbe correttamente respinto almeno una richiesta statunitense direttamente collegata ad attività offensive contro l'Iran. Tuttavia, aggiunge che ogni decisione diversa dal semplice supporto logistico dovrebbe essere illustrata al Parlamento, anche se la legge non impone un obbligo formale. Per Trenta, si tratta soprattutto di una questione di corretto rapporto istituzionale tra governo e Camere.

Guerini: «Serve chiarezza su quanto è accaduto»

Più prudente sulla desecretazione degli accordi è Lorenzo Guerini, oggi presidente del Copasir e predecessore di Crosetto al Ministero della Difesa. Secondo Guerini, eventuali modifiche o pubblicazioni dovrebbero essere concordate con gli Stati Uniti e non potrebbero essere decise unilateralmente dall'Italia. Pur riconoscendo che gli accordi potrebbero essere aggiornati alla realtà attuale, ritiene che il momento non sia quello più adatto per affrontare una simile revisione.

Il Parlamento deve conoscere i dettagli dei voli

Guerini giudica invece positiva la disponibilità manifestata da Crosetto a riferire nuovamente in Parlamento. A suo avviso, il ministro dovrebbe chiarire quali tipologie di voli siano state autorizzate durante la crisi e con quali criteri siano state assunte le decisioni. L'obiettivo, spiega, è mettere definitivamente fine alle polemiche nate nelle prime fasi del confronto con l'Iran e fornire un quadro completo dell'attività svolta dal governo.

Le critiche a Mark Rutte

Entrambi gli ex ministri esprimono perplessità anche sulle dichiarazioni del segretario generale della NATO, Mark Rutte. Secondo Guerini, Rutte si sarebbe spinto oltre il proprio ruolo istituzionale parlando pubblicamente del numero dei voli partiti dalle basi italiane e del contributo fornito dai singoli Paesi. Poiché la NATO non è direttamente coinvolta nel conflitto con l'Iran, quelle dichiarazioni avrebbero alimentato un'inutile confusione politica e reso ancora più necessario un chiarimento ufficiale del governo italiano.

I "no" del governo alle richieste americane

Finora il governo ha confermato pubblicamente almeno un episodio nel quale Guido Crosetto ha negato l'autorizzazione all'utilizzo delle basi italiane per il rifornimento di bombardieri statunitensi destinati a missioni offensive. Secondo quanto riportato da Open, vi sarebbero stati anche altri dinieghi, che però non sono stati resi pubblici. Il criterio seguito dall'esecutivo resta quello già illustrato nelle comunicazioni ufficiali: le autorizzazioni vengono concesse per attività di carattere logistico, mentre quelle direttamente collegate a operazioni offensive richiedono una valutazione politica distinta.

Le prospettive

Le dichiarazioni di Elisabetta Trenta e Lorenzo Guerini dimostrano che il caso delle basi americane è destinato a rimanere al centro del confronto politico. Oltre alla gestione della crisi con l'Iran, il dibattito investe temi più ampi come la trasparenza degli accordi militari con gli Stati Uniti, il ruolo del Parlamento nelle decisioni di politica estera e il delicato equilibrio tra sicurezza nazionale e controllo democratico. Il previsto passaggio di Guido Crosetto alle Camere potrebbe rappresentare il momento decisivo per chiarire definitivamente quanto accaduto durante le settimane di maggiore tensione nel Golfo Persico.