Mosca accusa Washington: «Gli accordi tra Trump e Putin non sono stati rispettati»

Il Cremlino denuncia il mancato rispetto delle intese raggiunte durante il vertice in Alaska. Le dichiarazioni mostrano una crescente irritazione russa mentre la guerra in Ucraina continua a intensificarsi


La Russia cambia tono nei confronti degli Stati Uniti

Per mesi il Cremlino aveva accolto con favore gli sforzi diplomatici del presidente americano Donald Trump per cercare una soluzione al conflitto in Ucraina. Ora però il clima sembra essere cambiato. Diversi alti funzionari russi hanno accusato Washington di non aver rispettato gli accordi e le intese raggiunte durante il summit tra Vladimir Putin e Donald Trump tenutosi in Alaska nell'agosto 2025. Secondo Reuters, nel giro di pochi giorni almeno tre importanti esponenti del governo russo hanno espresso pubblicamente la propria insoddisfazione nei confronti della Casa Bianca.

Lo "spirito dell'Alaska"

Dopo il vertice tra i due leader, il Cremlino aveva spesso fatto riferimento al cosiddetto "spirito di Anchorage", una formula utilizzata per indicare il clima di collaborazione che sarebbe emerso durante l'incontro. Secondo molti analisti russi, Mosca riteneva che Trump fosse disposto a prendere in considerazione alcune richieste strategiche del Cremlino riguardo alla guerra in Ucraina, in particolare sulla questione del Donbass e sul congelamento delle linee del fronte. Tuttavia gli Stati Uniti non hanno mai confermato ufficialmente l'esistenza di accordi specifici.

Le accuse del Cremlino

Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov è stato il primo a lanciare il messaggio. Secondo il funzionario, una sola delle due parti avrebbe continuato a rispettare le intese raggiunte, mentre l'altra non sarebbe stata in grado di fare la propria parte. Pochi giorni dopo anche il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha espresso dubbi sulle reali intenzioni americane, arrivando a suggerire che il vertice potesse essere servito semplicemente a guadagnare tempo per consentire un rafforzamento delle capacità militari ucraine.

Il nodo degli attacchi ucraini

Le accuse arrivano mentre l'Ucraina intensifica gli attacchi con droni in profondità nel territorio russo. Negli ultimi giorni diverse infrastrutture energetiche russe sono state colpite, compresa una raffineria nell'area di Mosca. Le autorità russe sostengono che tali operazioni non potrebbero essere condotte senza il sostegno occidentale e vedono in questi sviluppi una prova del fatto che Washington si sia progressivamente allontanata dalle posizioni emerse dopo il vertice in Alaska.

Trump cambia approccio

Uno degli elementi che avrebbe maggiormente irritato Mosca riguarda alcune dichiarazioni successive di Trump. Dopo il summit, il presidente americano ha lasciato intendere che l'Ucraina potrebbe in futuro riconquistare anche i territori occupati dalla Russia. Una posizione considerata incompatibile con le aspettative del Cremlino e interpretata come un allontanamento dagli orientamenti emersi durante i colloqui bilaterali.

La Russia vuole riaprire il dialogo

Nonostante le critiche, Mosca non sembra intenzionata a interrompere i contatti con Washington.

Il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov ha infatti precisato che il dialogo continuerà, pur accusando gli Stati Uniti di essersi avvicinati alle posizioni più dure sostenute dagli alleati europei, in particolare Regno Unito e Francia.

La pressione sulla Russia

Diversi analisti ritengono che il cambiamento di tono rifletta anche le difficoltà che Mosca sta affrontando sul piano economico e militare. L'aumento degli attacchi ucraini sul territorio russo e le persistenti sanzioni occidentali stanno creando nuove pressioni sul Cremlino. Secondo alcuni osservatori, Putin avrebbe quindi interesse a rilanciare un canale diplomatico diretto con Trump nel tentativo di ottenere condizioni più favorevoli per una futura conclusione del conflitto.

L'assenza di una vera trattativa

Un altro elemento di frustrazione per Mosca riguarda il rallentamento dei contatti diplomatici.

Dopo lo scoppio della crisi con l'Iran e il conseguente spostamento dell'attenzione americana verso il Medio Oriente, il dossier ucraino ha perso centralità nell'agenda internazionale di Washington. Secondo alcuni analisti citati da Reuters, la Russia ritiene che non esista attualmente alcun processo negoziale strutturato né una proposta concreta sul tavolo.

Una nuova fase della guerra diplomatica

Le dichiarazioni russe rappresentano un segnale importante perché interrompono mesi di toni relativamente concilianti nei confronti della Casa Bianca. Pur senza rompere il dialogo, il Cremlino sembra voler aumentare la pressione politica sugli Stati Uniti e riportare l'Ucraina al centro dell'agenda internazionale. La strategia mira probabilmente a ottenere nuove concessioni diplomatiche o quantomeno a riaprire un confronto diretto con Washington.

Le prospettive

La polemica sugli accordi dell'Alaska mostra come il rapporto tra Mosca e Washington resti estremamente fragile. La Russia sostiene che gli Stati Uniti abbiano tradito lo spirito delle intese raggiunte tra Putin e Trump, mentre la Casa Bianca non ha mai confermato l'esistenza di impegni specifici. Con la guerra in Ucraina ancora lontana da una soluzione e le tensioni internazionali in aumento, il rischio è che anche il dialogo tra le due potenze entri in una fase di crescente conflittualità.