Incentivi per l’ecosistema del venture capital. I chiarimenti di MIMIT e MEF

Le risposte a due interrogazioni, presentate dall’On. Centemero


Nei giorni scorsi, le risposte a due interrogazioni, presentate dall’On. Centemero, hanno consentito di far luce su alcuni aspetti relativi a importanti misure di incentivazione fiscale che riguardano il comparto del venture capital.


Il primo quesito ha avuto ad oggetto la detrazione ordinaria del 30 per cento per le persone fisiche che investono in startup/PMI innovative. In particolare, dal 1° gennaio 2026, l’agevolazione non è più fruibile in quanto l’autorizzazione della Commissione UE è scaduta al 31 dicembre 2025. Sono stati richiesti aggiornamenti in quanto tale situazione di incertezza, anche rispetto a una richiesta di proroga che appare in una fase di stallo, sta avendo conseguenze negative sulla programmazione degli investimenti. In risposta, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come il ministero abbia avviato la notifica del nuovo regime, con l’obiettivo di garantirne l’efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2026.


Il secondo quesito ha riguardato l’agevolazione per casse di previdenza e fondi pensione che investono in fondi per il venture capital (FVC). Nello specifico, con riferimento alla verifica degli elementi che qualificano un FVC (investire il 70 per cento dei capitali raccolti in PMI con specifiche caratteristiche) è stato chiesto al governo di chiarire se ed entro quale misura gli investimenti in PMI da parte di un FVC potessero concorrere al raggiungimento della soglia del 70 per cento, anche nel caso di investimenti indiretti effettuati tramite una società veicolo. Sul punto, la Sottosegretaria Savino ha evidenziato che la disciplina relativa all'agevolazione non prevede la possibilità che gli investimenti siano sottoscritti tramite società.


Il testo delle disposizioni, in definitiva, non sembra aperto a ricomprendere le fattispecie di investimento indiretto tramite veicoli societari.