l digitale rappresenta ormai un vero pericolo per la sfera pubblica, e norme e regole non sembrano più sufficienti.
L’Europa rappresenta l’anello debole per quanto riguarda il progresso tecnologico rispetto ai giganti americani e cinesi, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale.
Nessun modello democratico, infatti, dispone di un reale potere sul digitale. Tuttavia, l’Unione Europea ha cercato di intervenire con strumenti come l’AI Act e il Digital Services Act (DSA), nel tentativo di contrastare il potere dei grandi colossi tecnologici, ma con risultati finora limitati.
Sono questi alcuni dei temi affrontati da Giuliano da Empoli durante un dibattito moderato tenutosi presso il Teatro Franco Parenti, martedì 19 maggio.
Lo scrittore ha inoltre illustrato la natura subdola e duplice degli strumenti digitali. Da un lato esiste la funzione apparente, che però si contrappone a quella reale. Per chiarire meglio, Empoli riporta l’esempio di Google: apparentemente viene utilizzato per cercare informazioni, ma in realtà la sua funzione principale è quella di raccogliere e accumulare dati sugli utenti, contribuendo così a una crescente concentrazione di potere.
“Il nervo della guerra”: così Empoli ha definito l’intelligenza artificiale, riprendendo la locuzione francese le nerf de la guerre per indicare l’elemento capace di muovere gli eserciti. Durante il suo intervento, ha inoltre sottolineato come l’Europa possieda le capacità e le risorse per competere con Stati Uniti e Cina. Tuttavia, secondo la sua visione, questo scenario viene deliberatamente evitato.
Pensieri leggermente più ottimisti sono stati espressi sul fronte lavorativo:
Ogni progresso tecnologico ha spazzato via lavori, ma è folle pensare che ci sarà un cambiamento drastico. L’essere umano non sarà completamente rimpiazzato”.
Sull’altro piatto della bilancia, ciò che pesa maggiormente — e che viene spesso interpretato in chiave “apocalittica” — è la capacità dell’intelligenza artificiale di diventare uno strumento di concentrazione del potere.
In particolare, l’AI può facilitare la produzione di caos informativo e, allo stesso tempo, rafforzare forme di controllo capillare, poiché ogni attività digitale può essere tracciata e analizzata.
In questo senso, non solo si ampliano le possibilità di sorveglianza, ma si consolidano anche strumenti che permettono a governi o grandi attori privati di influenzare comportamenti, opinioni e dinamiche sociali. Il rischio percepito è quello di un progressivo indebolimento dei meccanismi democratici, fino a evocare scenari estremi di “fine della democrazia”.
Un esempio spesso citato è quello degli Stati Uniti, dove il potere delle grandi aziende tecnologiche, unito all’uso crescente di sistemi di intelligenza artificiale nella gestione dei dati, nella moderazione dei contenuti e nella comunicazione politica, solleva interrogativi sulla concentrazione del potere informativo e sulla trasparenza dei processi democratici.
L'Intelligenza Artificiale dunque ha la possibilità di concentrare controllo e influenza nelle mani di pochi attori globali. La vera sfida per le democrazie, e in particolare per l’Europa, sarà quindi trovare un equilibrio tra innovazione, tutela dei diritti e difesa dello spazio pubblico, evitando che il digitale diventi un territorio privo di regole e sottratto al controllo democratico.
