Travaglio e il western su Minetti: è proprio fissato


La saga Travaglio VS Berlusconi continua anche anni dopo la morte del Cavaliere, che, proprio come quando era in vita, al direttore del Fatto Quotidiano non ne fa vincere una. L’aeroporto di Malpensa si chiamerà “Silvio Berlusconi”, il ricorso degli amministratori di sinistra dell’area è stato bocciato, e a Nicole Minetti è stata concessa la grazia presidenziale per motivi umanitari.


Proprio su questo secondo punto si concentra l’astio del Fatto, che dopo aver dipinto Marina Berlusconi come una buffona, raccontandone la presunta discesa in campo, categoricamente smentita da lei e da tutte le fonti a lei vicine (ma confermata da Fabrizio Corona, con cui la linea editoriale di Travaglio ha molto in comune), ora racconta di donne sudamericane fatte sparire con tanto di avvocate morte in “circostanze misteriose” per mettere in discussione la grazia a Minetti.


Travaglio contesta da sempre l’etica berlusconiana, che a suo avviso ha svilito il nostro paese e sdoganato la degenerazione morale, ma l’etica non ha nulla a che fare con la giurisprudenza in uno stato di diritto. Che Nicole Minetti partecipasse alle cene eleganti del Cavaliere e ci invitasse delle prostitute non la delegittima dal diritto, sancito per Costituzione, alla grazia presidenziale per le necessità mediche del figlio malato.


Il Fatto non porta nel suo “reportage” su Minetti e il suo compagno Giuseppe Cipriani alcuna prova di effettivi illeciti commessi dalla coppia, limitandosi invece ad una serie di sospetti circostanziali e gettando in pasto ai media la storia familiare di un bambino gravemente malato e proveniente da circostanze di grave povertà.


Ci sono prove per dimostrare un qualche coinvolgimento nella sparizione dei genitori del bambino o addirittura nella morte dell’avvocata della madre da parte di Minetti e Cipriani? Ci sono prove per dimostrare che in Uruguay i due gestissero un giro di prostituzione o che il Ministero della Giustizia abbia evitato di fare le opportune verifiche prima di presentare la richiesta di grazia al Presidente della Repubblica? La risposta ad ambo queste domande è no, eppure il Fatto Quotidiano, come sempre quando si parla di Berlusconi e persone a lui vicine, non sente bisogno di prove.


Bastano infatti i sospetti per far partire il tribunale mediatico e perfino scomodare la stessa Presidenza della Repubblica, che chiede chiarimenti al Ministero della Giustizia. Si tratta dell’ennesima dimostrazione che il nostro paese ad ogni livello è condizionato dal manettarismo, che ha prima reso eroe del popolo Antonio di Pietro e poi mandato al governo il Movimento 5 Stelle, culminando di recente nella sconfitta della maggioranza sul referendum. Manettarismo che da sempre è cifra e ragion d’essere di Travaglio e del Fatto Quotidiano.


Klevis Gjoka