In piazza c’era la Lega Salvini, quella nord dov’era?


La Lega in Piazza Duomo sabato ha riadattato alcuni storici slogan della Lega Nord, da “Roma Ladrona” a “Europa Ladrona”, per segnalare la continuità politica che intercorrerebbe tra loro e lo spirito del compianto fondatore, Umberto Bossi.


Eppure questa continuità, a chi conosce la storia di quella Lega, appare pressoché inesistente. Dopotutto la Lega Nord cantava sì di “Roma Ladrona”, ma affermava anche che all’allontanarsi dalla Roma corrotta e centralista della DC doveva affiancarsi l’avvicinarsi all’Europa.


La posizione salviniana o patriota è quella opposta, ovvero una forma di revanscismo delle nostre radici romane e cristiane con uno stato centrale in grado di usare le forze dell’ordine per stanare implacabilmente criminali o potenziali tali, soprattutto quelli che mettono in dubbio la cultura italiana (proprio quella che per la Lega Nord non è mai esistita).


Inutile dire che il concetto di remigrazione rivendicato sabato da Salvini è un’altra proposta che alla vecchia Lega sarebbe piaciuta ben poco, specie considerata la considerevole spesa pubblica necessaria. Bossi gridava: “Il liberismo è assolutamente necessario!”, Salvini tra riduzione dell’età pensionabile e tassa agli extraprofitti delle banche grida tutt’altro.


La Lega di Salvini è ormai da tanti anni un partito nazionalista che basa la sua intera piattaforma su richiami fumosi e occhiolini a chi a destra si sentiva minoritario nell’ecosistema berlusconiano, ma continua anche imperterrita a cercare di mantenere il collegamento con le radici nordiste per non perdere un pezzo consistente dei suoi amministratori più capaci.


Questa contraddizione è sempre più evidente, lo era moltissimo sabato in piazza, e rappresenta un forte rischio per il partito, già sottoposto ad una scissione a destra da Vannacci e a rischio di un’ulteriore scissione al centro da chi come Luca Zaia non si sente rappresentato dalla linea sovranista.


Magari la Lega ha davvero riempito Piazza Duomo come dice, o forse come dice Repubblica la piazza era mezza vuota. Quello che è certo però, a prescindere dalle persone in piazza, è che alle urne un partito senza identità e in guerra con se stesso rischia parecchio.


Klevis Gjoka