Crisi Commissione Cinema, si dimette anche Ginella Vocca

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Andrea Pelucchi

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Nuove dimissioni e tensioni interne alla Commissione

Si aggrava la crisi all’interno della Commissione Cinema per l’assegnazione dei contributi selettivi. Dopo le dimissioni di Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti nei giorni scorsi, anche Ginella Vocca ha deciso di lasciare l’incarico. Direttrice e fondatrice del MedFilm Festival, Vocca ha comunicato la propria decisione attraverso una lettera indirizzata al ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Alla base della scelta, ancora una volta, la controversa bocciatura del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti, che ha generato forti tensioni all’interno della commissione.


“Nella lettera ho ribadito di essermi fermamente opposta alla bocciatura del documentario”, ha dichiarato all’ANSA, sottolineando di aver atteso l’intervento del ministro in Parlamento prima di formalizzare le dimissioni. Un intervento che, ha precisato, condivide sia nella forma che nella sostanza, pur non modificando la sua decisione finale. A differenza dei colleghi dimissionari, Vocca faceva parte della sottocommissione documentari, ovvero l’organo che ha direttamente deliberato sull’opera di Manetti. Insieme a lei sedevano Giacomo Ciammaglichella, Pasqualino Damiani, Benedetta Fiorini e Pier Luigi Manieri. La direttrice ha evidenziato come quella sul documentario non sia stata un’eccezione isolata, ma uno dei diversi momenti di confronto e divergenza all’interno del gruppo.


Il caso Regeni e la revisione delle regole

Vocca ha spiegato di aver inizialmente scelto di restare nella commissione per senso di responsabilità, cercando di far valere il proprio punto di vista dall’interno e sostenere progetti ritenuti validi. Tuttavia, con il protrarsi delle tensioni, la situazione è diventata insostenibile. “Ho resistito – ha dichiarato – guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la Seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile”.


Il caso del documentario su Giulio Regeni ha assunto così un valore simbolico, diventando il punto di rottura di un equilibrio già fragile. Il ministro Alessandro Giuli, intervenuto nei giorni scorsi a Montecitorio, ha preso le distanze dalla decisione, pur ribadendo i limiti dell’azione ministeriale. “Non condivido né sul piano ideale né morale la scelta – ha affermato – ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire”.


Secondo il ministro, infatti, l’autonomia delle commissioni rappresenta una garanzia fondamentale per assicurare imparzialità nelle valutazioni. Ha inoltre ricordato che il documentario era già stato respinto in precedenti richieste di finanziamento, sia nel 2024 che nel 2025. Nel frattempo, il Ministero della Cultura ha annunciato l’intenzione di intervenire sul sistema, avviando una revisione complessiva delle regole che disciplinano il funzionamento delle commissioni. L’obiettivo è quello di affrontare le criticità emerse negli ultimi giorni e prevenire nuove situazioni di stallo. Tra i punti principali su cui potrebbe intervenire il decreto:


  1. revisione dei criteri di nomina dei membri delle commissioni
  2. maggiore trasparenza nei processi decisionali
  3. ridefinizione delle modalità di valutazione dei progetti
  4. rafforzamento dei meccanismi di controllo e garanzia


La crisi attuale si inserisce in un contesto già segnato da polemiche recenti, legate anche alle nomine effettuate nel 2024 poco prima delle dimissioni dell’allora ministro Gennaro Sangiuliano. Un quadro complesso che ora il ministero è chiamato a riorganizzare, mentre il settore cinematografico resta in attesa di risposte concrete e tempi certi per l’assegnazione dei contributi.


Andrea Pelucchi