Storia del movimento del vaffa: Grillo e Conte tra movimento e partito

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Le origini del grillismo

In principio fu il vaffa day. Il popolo italiano era furioso, animato da una smania di cambiamento, perfino di rivoluzione, di fronte ad una destra e ad una sinistra che dopo essersi alternate al governo per vent’anni avevano lasciato spazio ad una crisi del debito senza precedenti, gestita prima dal super-tecnico Monti e poi dalle larghe intese di Letta (nipote ma anche zio). Questa furia venne canalizzata da un comico, Beppe Grillo, e da un imprenditore, Gianroberto Casaleggio, che diedero origine da quel vaffa al movimento che avrebbe travolto la politica italiana, aperto il Parlamento come una scatoletta di tonno e abolito la povertà.


Risultati di governo (veri e presunti)

Chiaramente tutti sappiamo che non andò proprio così. Ad oggi in realtà il risultato più riconoscibile della valanga grillina è probabilmente la sorprendentemente brillante carriera diplomatica di Luigi Di Maio, già capo politico del Movimento e vicepremier dei due governi che hanno reso uno sconosciuto Giuseppe Conte Il Presidente. Eppure è proprio intorno all’avvocato di Volturara Appula, novizio della politica diventato due volte PdC e ora il favorito nella corsa per essere il candidato premier del campo largo alle prossime politiche, che ormai ruota tutta l’area progressista italiana.


Conte e l’inizio della trasformazione

L’ascesa di Conte ha rappresentato, oltre che l’unico caso italiano di leadership politica nazionale basata sul Covid, il definitivo tramonto dell’idea orizzontale di partecipazione democratica diretta della cittadinanza promossa dal M5S delle origini con la Piattaforma Rousseau e il Blog delle Stelle. A questo tramonto è corrisposto quello personale di Beppe Grillo, ormai privato del ruolo di garante concessogli da Di Maio dopo la creazione dell’ala romana dell’associazione pentastellata.


Il processo politico e giuridico all’avvocato del popolo

Grillo però non è mai stato famoso per la sua diplomazia o arrendevolezza, dopotutto questa storia inizia con un vaffa, ed ha quindi deciso di provare ad organizzare un altro vaffa day, questa volta in tribunale e con l’obiettivo di buttare giù un’altra casta, ovvero quella che lo ha sostituito a capo del Movimento 5 Stelle.


Il comico contesta a Conte la proprietà di logo e nome della creatura politica, e se dovesse vincere in tribunale costringerebbe l’avvocato ad uscire allo scoperto ed ammettere una volta per tutte che il M5S delle origini è morto e lo ha ucciso lui sull’altare del suo trionfo personale.


Il nuovo M5S è, secondo Grillo, un partito, e non c’è crimine più grave per il grillismo dell’essere partito. Dopotutto l’inno del Movimento, cantato da Fedez, per aggiungere un’ulteriore sfumatura surrealista, si chiama “Io non sono partito”. Conte invece non solo è partito ma è anche arrivato, è Il Presidente e, soprattutto, è Il Partito.


Klevis Gjoka