Spagna chiude lo spazio aereo a USA ed Israele

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UCapital Media

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La Spagna alza il livello dello scontro con gli Stati Uniti sulla guerra in Iran e decide di chiudere il proprio spazio aereo ai voli militari coinvolti nell’operazione. Una scelta che rafforza la linea del governo di Pedro Sánchez, da settimane tra i più critici verso l’intervento americano e israeliano, definito apertamente “illegale” perché privo di un mandato internazionale.


Il provvedimento non riguarda solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come gli aerei cisterna per il rifornimento in volo, inclusi quelli dislocati in altri Paesi. In questo modo Madrid amplia il veto già imposto all’uso delle basi di Rota e Morón, rendendo più complessa la logistica militare statunitense.


La decisione si inserisce in una strategia politica precisa: non partecipare né indirettamente né logisticamente a un conflitto che il governo spagnolo considera contrario al diritto internazionale. Sánchez ha infatti ribadito più volte il rifiuto di qualsiasi coinvolgimento in una guerra “unilaterale”, marcando una distanza netta rispetto agli alleati occidentali.


Tuttavia, questa linea dura sul piano internazionale non trova un consenso pieno all’interno del Paese. La scelta di chiudere lo spazio aereo e sfidare apertamente Washington si inserisce in un clima politico interno già segnato da forti divisioni. Le opposizioni criticano l’isolamento della Spagna e i rischi diplomatici ed economici derivanti dallo scontro con gli Stati Uniti, mentre anche parte del dibattito pubblico mette in discussione l’efficacia di una posizione così rigida e solitaria.


Non a caso, lo stesso annuncio del blocco dei voli è passato quasi in secondo piano nel Parlamento spagnolo, oscurato da tensioni politiche interne e da un confronto particolarmente acceso tra le forze politiche. Un segnale di come, dietro la fermezza internazionale di Sánchez, si nasconda una base di consenso tutt’altro che compatta.


Sul piano esterno, intanto, la decisione ha già provocato reazioni da parte degli Stati Uniti, con minacce di ritorsioni commerciali e accuse di scarsa affidabilità nei confronti di Madrid. Ma il governo spagnolo tira dritto, rivendicando la scelta come coerente con il diritto internazionale e con una linea politica che punta a distinguersi nel panorama europeo.


La Spagna, dunque, si conferma tra i pochi Paesi occidentali a opporsi apertamente alla guerra contro l’Iran. Una posizione che rafforza il profilo internazionale di Sánchez, ma che allo stesso tempo evidenzia le crepe interne e la mancanza di un consenso pieno su una delle decisioni più delicate della sua politica estera.


Klevis Gjoka