Gratteri minaccia il Foglio di ritorsioni

User Avatar

UCapital Media

Share:

C’è una linea sottile ma decisiva che separa la critica alla stampa dal tentativo di intimidire chi fa informazione. Ed è proprio su quella linea che si è consumato l’ultimo episodio che riguarda il procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il quotidiano Il Foglio.


Tutto nasce da una polemica apparentemente marginale: un commento televisivo sul cantante Sal Da Vinci, fresco vincitore del Festival di Sanremo, e sul suo presunto orientamento nel referendum sulla giustizia. Durante una trasmissione su La7, Gratteri aveva sostenuto che l’artista, autore della canzone “Per sempre sì”, avrebbe votato “no” al referendum. Una dichiarazione poi smentita dallo stesso cantante.


A quel punto Il Foglio ha fatto semplicemente ciò che un giornale dovrebbe fare: verificare e chiedere spiegazioni. Contattato dalla redazione, il magistrato ha spiegato che si trattava di una battuta fatta in studio, uno scherzo con il conduttore. Ma la conversazione ha preso presto una piega più seria.


Secondo quanto raccontato dal direttore Claudio Cerasa, Gratteri avrebbe reagito con parole che suonano quantomeno singolari per chi ricopre una funzione istituzionale: “Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti”. E alla richiesta di chiarimenti avrebbe aggiunto che “tireremo una rete”.


Chi conosce il linguaggio della giustizia sa che metafore come queste non sono innocue. Evocano strumenti investigativi, operazioni estese, controlli. Parole che, pronunciate da un magistrato nei confronti di un giornale, non possono essere archiviate con leggerezza come semplice ironia.


Ed è qui che la vicenda smette di essere una polemica tra un giornale e un procuratore e diventa una questione più ampia: la libertà di stampa.


L’articolo 21 della Costituzione tutela il diritto di informare e di essere informati. Non esistono eccezioni basate sul prestigio delle persone coinvolte o sulla sensibilità dei temi trattati. Quando un giornale fa domande, verifica una dichiarazione o racconta un episodio pubblico, non “specula”: esercita il suo ruolo in una democrazia.


Per questo Il Foglio ha annunciato che chiederà un intervento alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e all’Ordine dei Giornalisti, ponendo una domanda semplice ma cruciale: la tutela della libertà di stampa vale sempre oppure solo quando non disturba qualcuno?

Il punto non è trasformare un incidente verbale in uno scontro ideologico. Il punto è ricordare un principio elementare: il potere pubblico deve accettare il controllo della stampa. Sempre.


Perché una democrazia matura non si misura dalla forza delle sue istituzioni, ma dalla libertà con cui i giornali possono raccontarle.


Klevis Gjoka