Mattarella a Firenze mette in guardia sulla nuova era delle autocrazie
UCapital Media
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Quando la democrazia è in pericolo, l’Occidente non può permettersi di restare a guardare. Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul rischio che oggi corre la democrazia suonano come un monito che va ben oltre i confini italiani. Il capo dello Stato ha richiamato il valore dell’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale e fondato sul diritto, avvertendo che questo equilibrio è sottoposto a crescenti pressioni e tentativi di demolizione.
È un richiamo che merita di essere ascoltato non solo in Europa ma in tutto il mondo occidentale. Quando l’architettura delle regole internazionali viene messa in discussione, la difesa della democrazia non può limitarsi alle dichiarazioni di principio: richiede responsabilità, alleanze solide e, in alcuni casi, anche la disponibilità a intervenire.
Il sistema di diritto internazionale che oggi molti danno per scontato è il risultato delle tragedie del Novecento. Dopo la guerra, le democrazie occidentali, guidate in larga parte dagli Stati Uniti, costruirono istituzioni e regole pensate per evitare che il mondo ricadesse nell’anarchia dei rapporti di forza. Questo sistema ha garantito decenni di relativa stabilità, crescita economica e ampliamento dei diritti civili. Ma, come ha ricordato Mattarella, tali conquiste non sono irreversibili: possono essere erose se la comunità internazionale rinuncia a difenderle.
Nel dibattito pubblico contemporaneo esiste spesso la tentazione di immaginare che la pace possa essere preservata semplicemente evitando qualsiasi forma di intervento. È una visione comprensibile, ma storicamente fragile. L’esperienza dimostra che l’ordine internazionale resiste solo quando qualcuno è disposto a far rispettare le regole. Negli ultimi settant’anni, questo ruolo è stato svolto in larga parte dagli Stati Uniti e dalle alleanze democratiche costruite intorno a essi.
Ciò non significa che ogni intervento sia stato perfetto o privo di errori. Ma significa riconoscere che, senza un attore disposto a difendere concretamente le regole comuni, il rischio è quello di tornare a un mondo dominato esclusivamente dalla forza.
Il messaggio del presidente della Repubblica invita anche l’Europa a non considerare la democrazia come un patrimonio automatico. La libertà politica, lo stato di diritto e la sicurezza internazionale sono beni che devono essere continuamente sostenuti. In questo quadro, la cooperazione con gli Stati Uniti non è una semplice scelta geopolitica: è una componente essenziale della difesa dell’ordine democratico. Quando le regole vengono violate e le democrazie sono minacciate, la passività può trasformarsi in una forma di complicità involontaria.
Il richiamo di Mattarella non è soltanto un discorso istituzionale. È un promemoria storico: la democrazia non vive di inerzia. Se davvero si vuole preservare il sistema internazionale nato dopo la guerra, fatto di diritto, alleanze e libertà politiche, occorre accettare che la sua difesa comporti responsabilità concrete, anche quando queste sono difficili. Perché la vera alternativa non è tra intervento e pace assoluta, ma tra un ordine internazionale difeso dalle democrazie e un mondo in cui prevale la legge del più forte.
Klevis Gjoka
