Governo preoccupato per il referendum, maggioranza in pressing
UCapital Media
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Con il referendum sulla riforma della giustizia ormai alle porte, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, i dati dei sondaggi più recenti indicano un quadro politico che deve suonare come un campanello d’allarme per i sostenitori del cambiamento. Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, se l’affluenza si fermasse intorno al 42 % degli aventi diritto, il No sarebbe in vantaggio con il 52,4 % contro il 47,6 % di Sì, con il consenso contrario in netta crescita rispetto alle settimane precedenti.
Questa tendenza, che vede il No in rimonta soprattutto in uno scenario di bassa partecipazione, ha spinto le principali figure del governo a lanciare un appello forte e chiaro agli elettori favorevoli alla riforma: il cambiamento non si realizza con le parole, ma con i fatti e con la partecipazione alle urne. Come ha sottolineato la premier Giorgia Meloni, intervenendo in radio, “chi vuole la separazione delle carriere deve spendere quei pochi minuti per andare a votare e depositare il suo Sì nell’urna”.
Meloni ha ribadito con forza che quello di marzo non è un voto contro qualcuno, ma un voto a favore di una riforma concreta, con l’intento di assicurare una maggiore chiarezza e responsabilità nell’ordinamento giudiziario. Il presidente del Consiglio non ha esitato a definire questa un’ultima occasione per riformare la giustizia e ha rincarato l’invito: “Ora o mai più”, ricordando i pro della riforma e mettendo in evidenza che chi critica deve offrire argomentazioni tecniche piuttosto che slogan o polemiche politiche.
Sul fronte politico, il vicepresidente del Senato Antonio Tajani ha richiamato l’intero campo dei favorevoli a intensificare la mobilitazione nelle ultime settimane di campagna elettorale, evidenziando come il trend indicato dal sondaggio non sia affatto trascurabile per chi spera in un risultato di Sì. Il centrodestra, che ha fatto della riforma della giustizia una bandiera di cambiamento, è così chiamato a uno sforzo supplementare per recuperare terreno nei consensi.
La riforma in discussione propone, fra l’altro, la fine delle correnti all’interno del Consiglio superiore della magistratura (Csm) attraverso il sorteggio, con l’obiettivo di ridurre le spinte politiche e favorire la valorizzazione dei singoli magistrati. Questo è uno dei punti su cui il governo sta puntando di più nel dialogo con gli elettori, e non è un caso che figure come il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano stiano portando il messaggio in lungo e in largo per l’Italia.
La campagna per il Sì, tuttavia, non è immune da tensioni. La presidente Meloni ha menzionato in più occasioni casi specifici, come le decisioni di alcuni giudici che hanno bloccato espulsioni di migranti illegali, citando anche situazioni drammatiche di cronaca, per illustrare, con forza, la necessità di riformare regole che oggi sembrano troppo lontane dalle aspettative dei cittadini. Questo ha scatenato reazioni critiche da parte delle deputate del Pd, che hanno accusato il governo di usare temi delicati per fini politici, dando così un sapore più acceso al dibattito pubblico.
Nel frattempo, dal lato istituzionale, il clima resta di moderazione e cautela: il Guardasigilli ha cercato di abbassare i toni, dichiarandosi disponibile a un dialogo anche con il Procuratore generale Aldo Policastro, dopo le tensioni delle scorse settimane. Il riferimento alle “sagge indicazioni di Sergio Mattarella” segnala la volontà di non trascendere, pur mantenendo salda la difesa della riforma, nel confronto con le altre istituzioni.
Il sondaggio Ipsos non è passato inosservato all’interno del centrodestra, e se è vero che la strada verso il Sì si è fatta più in salita di quanto apparisse solo poche settimane fa, resta altrettanto vero che tutto dipende dall’affluenza. Una partecipazione più alta, sostengono gli analisti, potrebbe ribaltare l’esito: un processo di mobilitazione capillare degli elettori favorevoli potrebbe infatti portare all’equilibrio delle percentuali o addirittura a un leggero vantaggio per il Sì.
Mancano ormai poche settimane al voto. È un appuntamento decisivo: non lasciamo che le preoccupazioni di un sondaggio diventino l’alibi dell’astensione. Il referendum sulla giustizia è una scelta profonda sul futuro del nostro Paese e, soprattutto, sul funzionamento di un sistema giudiziario più equo, trasparente e vicino alle esigenze dei cittadini. Andare alle urne non è solo un dovere civico: è l’unico modo per dire chiaramente quale Italia vogliamo domani.
Klevis Gjoka
