Tajani: “Iran ha provocato USA e Israele”


Negli ultimi giorni l’esplosione di violenza in Medio Oriente ha messo l’Europa e l’Italia davanti a scelte internazionali complesse e difficili da gestire per via diplomatica. Dopo i raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che hanno segnato un’escalation militare con effetti immediati e drammatici nella regione, anche Roma ha dovuto prendere posizione.


Il governo di Giorgia Meloni ha oscillato tra il richiamo alla prudenza e dichiarazioni che, pur non celebrando apertamente l’intervento militare, ne rilanciano implicitamente il quadro di riferimento: l’Iran come attore “responsabile” dell’escalation che ha provocato la reazione di Washington e Tel Aviv. Una narrativa che in parte accompagna e segue la lettura politica diffusa nella Casa Bianca di Donald Trump e nei suoi circoli più vicini, secondo cui l’intervento è nato come risposta a presunte minacce iraniane.


In un suo primo commento ufficiale alla stampa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha suggerito che l’Iran abbia “provocato” l’attacco con il suo comportamento, nonostante la Farnesina fosse stata informata “quando l’offensiva era già in corso”, secondo lo stesso Tajani. Questo modo di raccontare i fatti, mettendo l’accento sulle responsabilità di Teheran e sulla legittimità percepita dell’azione statunitense e israeliana, riflette un orientamento istituzionale italiano che si allinea in larga misura alla narrazione di Washington.


Il governo ha però cercato di bilanciare questo approccio con un richiamo al dialogo diplomatico e alla tutela degli interessi italiani: Roma ha annunciato l’avvio di consultazioni con i partner del G7 e dell’Unione Europea con l’obiettivo di “evitare ulteriori escalation” e promuovere stabilità nella regione, pur ribadendo preoccupazioni per la minaccia nucleare e missilistica iraniana.


In Italia la reazione non è stata unanime. L’opposizione parlamentare ha attaccato il governo per aver dichiarato una posizione troppo vicina a Washington e Tel Aviv senza un adeguato dibattito parlamentare, e per essere stato, secondo alcune critiche, poco informato sugli sviluppi diplomatici prima dell’escalation bellica.


In sostanza, fin dai primi commenti ufficiali, la linea italiana ha seguito quella occidentale egemonizzata da Stati Uniti e Israele, con una narrativa che attribuisce a Teheran la responsabilità principale della crisi e giustifica in parte le risposte militari. Anche se Palazzo Chigi ribadisce l’importanza del dialogo, questa lettura si avvicina, sebbene con sfumature prudenti, alla visione politica emersa a Washington guidata da Donald Trump nei giorni dell’escalation.


Klevis Gjoka