Il Pakistan dichiara guerra all'Afghanistan: "La pazienza è finita"

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UCapital Media

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Negli ultimi giorni il conflitto tra Pakistan e Afghanistan è degenerato in una violenza aperta, con raid aerei e scontri armati che stanno mietendo vittime e destabilizzando ulteriormente una regione già fragile. Per settimane, Islamabad e Kabul si sono scambiati accuse reciproche di provocazioni e sostegno a gruppi armati irregolari, ma l’ultima escalation ha superato ogni precedente limite.


Secondo il governo pakistano, le forze armate hanno lanciato attacchi aerei contro obiettivi in Afghanistan, inclusa la capitale Kabul e le province di Paktia e Kandahar, causando la morte di oltre 130 combattenti talebani e centinaia di feriti. Le immagini delle esplosioni sono un duro promemoria di quanto sia facile che le retoriche di potere finiscano per tradursi in distruzione reale sul terreno.


Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato che “la pazienza è finita” e ha parlato di una situazione di “guerra aperta” con l’Afghanistan, puntando il dito contro l’attuale governo talebano di Kabul per aver trasformato il paese in un rifugio per milizie e ribelli che colpiscono il Pakistan.


Dietro queste dichiarazioni roboanti, però, ci sono famiglie, strade, scuole e vite spezzate dal conflitto. Gli attacchi non avvengono in un vuoto: molti civili sono rimasti uccisi o feriti nei raid e nelle controffensive. È una tragedia che sfugge spesso alla narrazione ufficiale, mentre i leader di entrambe le parti si scambiano responsabilità e giustificazioni.


Il governo talebano ha risposto agli attacchi con proprie operazioni militari e accuse contro Islamabad, sostenendo che abbia violato la sovranità afghana col pretesto di combattere gruppi armati. Ma la realtà è che il popolo afghano paga il prezzo più alto di una politica che continua a sacrificare il benessere collettivo sull’altare delle rivalità regionali.


La tensione non nasce dal nulla. Negli ultimi anni, gruppi estremisti come il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) hanno intensificato gli attacchi al confine, e Islamabad accusa Kabul di non fare abbastanza per contrastarli. Dall’altra parte, i talebani hanno sfruttato le fragilità del paese e l’assenza di istituzioni stabili per consolidare il loro potere, spesso ignorando le conseguenze umanitarie delle loro azioni.


La guerra non deve essere un’occasione per legittimare governi autoritari o movimenti armati che hanno dimostrato di anteporre l’ideologia al benessere delle persone. È il momento che la comunità internazionale insista su cessate il fuoco immediato, protezione dei civili e ritorno al dialogo politico, invece di lasciare che la violenza si consumi sull’orlo di una crisi umanitaria più ampia.


Klevis Gjoka