Verdi battono i laburisti alle suppletive: Starmer perde anche in casa

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UCapital Media

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In quello che sarebbe dovuto essere un tranquillo voto di conferma per il partito di governo, la sinistra britannica ha registrato un risultato sorprendente. I conservatori non erano sul podio, ma la vera umiliazione è per il partito laburista, relegato al terzo posto in quello che da decenni era considerato un bastione sicuro. La sfida nel collegio di Gorton and Denton, nella Greater Manchester, ha visto Labour, che solo due anni fa vantava una maggioranza superiore ai 13.000 voti, essere sorpassato non solo dai Verdi, ma persino dall’anti‑immigrazione Reform UK, guidato da Nigel Farage.


La vincitrice, Hannah Spencer dei Verdi, è salita a Westminster con poco più di 14.900 voti, una cifra risibile se confrontata con i numeri che Labour raggiungeva nelle precedenti tornate, mentre il voto di sinistra è evaporato come neve al sole. Questo risultato non rappresenta un episodio isolato, ma il sintomo di un problema sistemico per la sinistra britannica. Chi da anni ha puntato su politiche ideologiche, narrative identitarie e obiettivi ambientalisti astratti ha finito per perdere terreno persino tra gli elettori di una ex roccaforte laburista.


La sinistra sembra aver perso la leadership naturale del voto progressista. La tradizionale alleanza tra sindacati, lavoratori e elettori della working class si sta sgretolando sotto il peso di slogan ambientalisti e culture urbane lontane dalla realtà quotidiana. Votare Verdi non significa governare: il partito verde, pur festeggiando il risultato, ha basato la propria campagna su temi molto specifici, ambientalismo radicale, legalizzazioni, politica estera di protesta, lontani dalle preoccupazioni concrete delle famiglie per lavoro, sicurezza e crescita economica. Nel frattempo, la frammentazione della sinistra regala terreno ai populismi, dividendo l’elettorato progressista in fazioni antagoniste che finiscono per spaccare il consenso anziché rafforzarlo.


Il voto di Gorton e Denton non è solo una vittoria dei Verdi, ma un campanello d’allarme: mostra come la sinistra tradizionale sia in crisi d’identità e senza bussola politica. È la conseguenza logica di una strategia che ha privilegiato le identità culturali rispetto alle reali preoccupazioni economiche e sociali dei cittadini. In molte capitali europee, dinamiche simili si stanno già ripetendo: quando la sinistra si concentra più sui simboli che sui risultati tangibili, perde consensi anche nelle sue aree storicamente sicure, rischiando di oscillare tra partiti marginali e spinte populiste di destra, lasciando vuoti enormi nel centro dello spettro politico.


In sintesi, questa elezione non rappresenta una vittoria storica della sinistra nel senso tradizionale del termine, bensì una sconfitta storica della sinistra istituzionale. È un avvertimento per chi negli anni ha privilegiato campagne ideologiche al posto di risposte concrete: i voti possono evaporare, e i vecchi bastioni possono crollare se ci si dimentica di cosa significa rappresentare davvero le persone.


Klevis Gjoka