“Our Country Is Back”: il Tycoon proclama l’“Età dell’Oro” dell’America nel discorso sullo Stato dell’Unione

User Avatar

Andrea Pelucchi

Share:

“Our country is back”. Con questa frase, pronunciata in apertura, Trump ha dato il tono al suo discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso, trasformando l’appuntamento istituzionale in una rivendicazione politica serrata dei risultati del suo primo anno di mandato.


Il presidente ha parlato per oltre un’ora e quarantacinque minuti - secondo le cronache uno dei discorsi più lunghi nella storia recente dell’evento - alternando dati economici, promesse di sicurezza e attacchi ai giudici e all’opposizione democratica. Il messaggio centrale è stato ripetuto più volte: “Il nostro Paese è tornato, più grande, più forte e più ricco che mai. Non torneremo indietro: questa è l’età dell’oro dell’America”.


Gran parte dell’intervento è stata dedicato all’economia, terreno chiave della campagna politica trumpiana. “Ho ereditato l’inflazione più alta della storia - ma in pochi mesi l’abbiamo fatta calare”, ha dichiarato, attribuendo alla sua amministrazione il merito del raffreddamento dei prezzi.

Il presidente ha citato il calo dei prezzi della benzina e la discesa dei tassi sui mutui ai minimi da quattro anni come segnali tangibili per le famiglie americane. Una narrazione ottimistica che punta a rafforzare l’idea di un Paese in ripresa e di una leadership capace di invertire la rotta in tempi rapidi.


Non sono mancati i passaggi più polemici. Trump ha definito “una decisione infelice” la sentenza della Corte Suprema che ha bocciato alcuni dei suoi dazi, difendendo con forza l’uso delle tariffe come strumento di politica economica e negoziale: “Ho usato i dazi per concludere ottimi accordi”, ha affermato, ribadendo che le misure protezionistiche restano centrali nella sua strategia commerciale.


Sul fronte della sicurezza e dell’immigrazione, il Presidente ha rivendicato una linea durissima. “Nessun migrante illegale è entrato nell’ultimo anno”, ha sostenuto, presentando il controllo delle frontiere come uno dei risultati più significativi del suo mandato. È un passaggio che ha suscitato reazioni contrastanti tra i democratici, rimasti in parte freddi durante l’intervento, e che conferma come il tema migratorio resti uno dei pilastri identitari del trumpismo.


In politica estera, il Tycoon ha ribadito una linea di fermezza: “Non permetterò mai che l’Iran abbia il nucleare”, ha dichiarato, riaffermando l’impegno degli Stati Uniti a contrastare ogni sviluppo atomico da parte di Teheran. Un messaggio diretto tanto agli alleati quanto agli avversari internazionali.


Tra i momenti più solenni, il presidente ha invitato il Paese a “rigettare ogni forma di violenza politica”, in un passaggio dedicato al clima interno e alle tensioni che hanno segnato la vita pubblica americana negli ultimi anni. Un appello all’unità che si è inserito però in un discorso complessivamente segnato da toni fortemente identitari e divisivi.


Alla fine dell’intervento è arrivata la risposta dell’opposizione. La governatrice democratica Abigail Spanberger ha accusato il presidente di aver fornito una versione distorta della realtà economica, sostenendo che “gli americani stanno pagando il prezzo dei dazi” e che i benefici rivendicati non sarebbero così diffusi come descritto.


Il discorso sullo Stato dell’Unione si è così trasformato in un manifesto politico: celebrazione dei risultati, promessa di continuità e rilancio, ma anche nuova linea di demarcazione con l’opposizione e con parte delle istituzioni. “Our country is back”, ha ripetuto Trump. Un’affermazione che riassume l’intero impianto retorico della serata: l’America come potenza ritrovata, guidata - nelle parole del presidente - verso una nuova “età dell’oro”.


Andrea Pelucchi