Crosetto mette le mani avanti sul referendum: rebus sull'affluenza ma supporto pieno

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UCapital Media

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Nel dibattito sul referendum sulla giustizia, le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto offrono un punto di chiarezza e responsabilità istituzionale che merita attenzione. Al di là delle polemiche e delle contrapposizioni, il cuore della questione è semplice: riformare la giustizia per renderla più efficiente, più equilibrata e più vicina ai cittadini.


Crosetto non si nasconde dietro slogan. Ammette che l’esito del voto è incerto, anche a causa del rischio di una bassa affluenza. Ma proprio per questo richiama tutti a un’assunzione di responsabilità: partecipare, informarsi, scegliere. Se gli italiani andranno alle urne in modo consapevole, il Sì, secondo il ministro, potrà affermarsi. Non per appartenenza politica, ma per convinzione sul merito della riforma.


È questo il punto centrale: il referendum non è una resa dei conti tra schieramenti, bensì un passaggio democratico su un tema strutturale per il Paese. La giustizia non è terreno di tifoserie. È un servizio pubblico fondamentale, che incide sulla vita delle persone, sulle imprese, sulla credibilità internazionale dell’Italia. Migliorarla significa rafforzare lo Stato.


Il governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto di affrontare il nodo con determinazione ma senza trasformarlo in una battaglia identitaria. Crosetto lo ribadisce con chiarezza: qualunque sia l’esito, la stabilità dell’esecutivo non è in discussione. Questo atteggiamento dimostra solidità e maturità politica. Le riforme si propongono al giudizio dei cittadini, non si impongono come prove di forza.


Un passaggio importante riguarda anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, spesso bersaglio di critiche aspre. Crosetto ne difende l’impegno e la coerenza: la riforma non nasce da calcoli di convenienza, ma da una visione garantista e moderna del sistema giudiziario. Un approccio che punta a riequilibrare i poteri e a ridurre distorsioni che negli anni hanno alimentato tensioni e sfiducia.


Sostenere il referendum significa dunque sostenere un’idea di giustizia più efficiente e trasparente. Significa rafforzare la credibilità delle istituzioni. E significa anche riconoscere a questo governo il merito di aver avuto il coraggio di intervenire su un terreno storicamente complesso.


Il voto, come sempre, spetta ai cittadini. Ma in un momento in cui il Paese chiede riforme concrete e stabilità, scegliere il Sì può rappresentare un passo avanti verso un sistema più equilibrato, più moderno e più giusto.


Klevis Gjoka