Deputato iraniano strappa in Parlamento foto dei leader europei: anche Mattarella tra loro

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UCapital Media

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Durante la seduta inaugurale del Parlamento iraniano a Teheran, un deputato filogovernativo ha compiuto un gesto plateale che per molti osservatori rappresenta più di una semplice provocazione simbolica: ha strappato in pubblico le immagini di alcuni leader europei, compresa quella del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.


Il parlamentare, Mojtaba Zarei, ha accompagnato l’atto con parole di lode per il leader supremo iraniano Ali Khamenei e con attacchi durissimi all’Occidente, accusando “l’Europa di essere la patria del fascismo e del nazismo” e denunciando presunti insulti alla figura della Guida Suprema.


L’episodio è emerso attraverso un video circolato sui social e rilanciato da media internazionali: si vede Zarei strappare e poi gettare nel cestino un foglio che ritrae, oltre a Mattarella, anche il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il re di Spagna Felipe VI.


Questo gesto va interpretato nel contesto di un regime che da anni soffoca il dissenso interno e reprime con forza chiunque si opponga alla sua linea politica. Negli ultimi anni, secondo gruppi per i diritti umani, migliaia di manifestanti sono stati arrestati o uccisi nelle piazze iraniane proprio mentre chiedevano maggiore libertà e riforme democratiche. Anche per questo, l’atto di un deputato che celebra Khamenei e disprezza i leader democraticamente eletti in Europa non può essere considerato un semplice “affronto diplomatico”: è un riflesso di una cultura politica che non accetta critiche e tenta di imporre un’egemonia ideologica.


L’Italia ha reagito formalmente: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano a Roma, definendo il gesto “increscioso” e un atto che merita chiarimenti.


Il fatto, se da una parte alimenta lo scontro diplomatico, dall’altra richiama l’attenzione sulla profonda frattura tra una classe politica occidentale basata su pluralismo e rispetto delle istituzioni e un establishment iraniano che spesso risponde alle critiche con ostilità e simbolismi autoritari.


Klevis Gjoka