Pressing da Nordio sul Comitato per il No: "Fuori i finanziatori"

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UCapital Media

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Negli ultimi giorni si è riaperto un capitolo cruciale nel dibattito sul prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo: la richiesta avanzata dal deputato di Forza Italia Enrico Costa al Ministero della Giustizia di fare chiarezza sui finanziamenti raccolti dal Comitato “Giusto dire No”, promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM).


L’interrogazione di Costa non è un atto ideologico, ma una domanda di trasparenza che ogni cittadino, a prescindere dalle proprie posizioni, dovrebbe considerare legittima. In tempi in cui la fiducia nelle istituzioni è preziosa e l’informazione pubblica è costantemente sotto osservazione, conoscere chi sostiene economicamente iniziative che possono influenzare il risultato di un referendum è un elemento centrale per una democrazia matura.


Il cuore della questione è semplice: se un comitato che partecipa a una campagna referendaria raccoglie contributi da migliaia di cittadini, è ragionevole chiedersi chi siano questi donatori e perché intendano sostenere un fronte piuttosto che un altro. E, soprattutto, se esistono legami più stretti di quanto finora dichiarato tra l’associazione che ha promosso il comitato e chi vi contribuisce economicamente. Costa, nella sua interrogazione, ha posto proprio questo interrogativo al Ministero, sottolineando che non si tratta di insinuazioni gratuite, ma di una questione di trasparenza e di correttezza democratica.


La reazione dell’ANM, che ha ribadito l’autonomia giuridica del Comitato e sollevato questioni di privacy, non deve far passare in secondo piano l’importanza di una discussione pubblica aperta. Nel nostro sistema, il principio di trasparenza nei finanziamenti delle campagne politiche e civiche ha una funzione chiara: permettere ai cittadini di comprendere chi sostiene cosa e con quali risorse. È esattamente il tipo di elemento che rafforza, piuttosto che indebolire, la fiducia nelle istituzioni.


Chiedere chiarezza non significa attaccare l’autonomia dell’ANM o delegittimare il Comitato per il No: significa semplicemente richiamare tutti, associazioni, comitati, istituzioni, agli stessi standard di trasparenza che si applicano alla politica e alla vita pubblica. È un principio che rafforza il nostro sistema democratico, proteggendo al contempo la libertà di scelta dei singoli cittadini.


In un momento in cui il referendum rappresenta un passaggio di grande rilievo istituzionale, la domanda di Costa si pone come un contributo positivo al dibattito: non per screditare, ma per costruire un terreno di confronto in cui ogni posizione sia chiara, conosciuta e trasparente per tutti gli elettori. In democrazia, la trasparenza non è un optional: è un valore fondamentale.


Klevis Gjoka