Rubio veste i panni del "poliziotto buono", mentre la Svezia cerca scudo nell'Euro.
Benedetta Zimone
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La conclusione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha delineato un netto cambio di rotta nelle strategie dei leader mondiali. Il segnale più evidente è giunto dal fronte statunitense, dove la retorica del "poliziotto buono" ha rimpiazzato quella del "poliziotto cattivo" dell'anno precedente. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha infatti adottato un approccio diplomatico differente rispetto alle posizioni isolazioniste espresse da JD Vance, manifestando una chiara volontà di cooperazione e dichiarando l'intenzione di rivitalizzare il rapporto con i partner europei.
Tuttavia, l'analisi dei lavori evidenzia un’assenza di impegni concreti, lasciando intendere che la disponibilità americana resti condizionata a una maggiore assunzione di responsabilità da parte del Vecchio Continente.
Questa necessità di auto-responsabilizzazione ha spinto il progetto di un esercito europeo in secondo piano, a favore di una discussione più pragmatica sulla creazione di uno scudo nucleare basato sulle risorse francesi e britanniche. Tale orientamento riflette una flessione della fiducia europea verso le garanzie esterne tradizionali e si sposa con la linea di Ursula von der Leyen e Christine Lagarde. Le leader europee hanno ribadito la necessità di un’autonomia strategica integrale che abbracci energia, economia, materie prime e tecnologia, presentando un'Europa più forte come un pilastro necessario, e non alternativo, alla stabilità transatlantica.
Mentre il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sollecitato un’Unione ancora più incisiva, l’Italia rimane fuori dai giochi, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni impegnata ad Addis Abeba per il vertice dell'Unione Africana, dove la Premier ha riaffermato il Piano Mattei come asse portante della sicurezza nazionale, focalizzandosi sulla stabilizzazione del fronte sud.
In questo scenario di grandi manovre, il segnale più concreto di coesione è giunto dalla Svezia. In risposta alle crescenti tensioni geopolitiche e alle minacce nel Mar Baltico, il governo svedese ha manifestato l'intenzione di avviare il percorso per l'adozione dell'Euro. Per Stoccolma, l'ingresso nella moneta unica ha ormai perso i connotati di mera scelta economica per diventare una questione di sicurezza nazionale: un ulteriore ombrello di protezione ritenuto indispensabile per fronteggiare un contesto internazionale caratterizzato da rischi ibridi e profonda incertezza.
Benedetta Zimone
