"Merzoni" è più una situationship che altro

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UCapital Media

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Negli ultimi giorni, l’incontro tra la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha catturato l’attenzione dell’Europa, non solo per la qualità del dialogo bilaterale ma soprattutto per ciò che esprime sul ruolo dell’Italia nel contesto comunitario. Le letture semplicistiche di commentatori frettolosi, secondo cui si tratterebbe di un “nuovo asse” Italia-Germania a scapito della Francia, non rendono giustizia alla realtà dei fatti.


Da Roma arrivano segnali chiari: l’Italia non cerca palcoscenici o gerarchie, ma cooperazione pragmatica e vantaggi concreti per il Paese e per l’Unione Europea. Su temi cruciali come la competitività industriale, l’efficienza delle regole europee e la gestione delle sfide globali, dall’energia all’export, l’Italia ha dimostrato di portare in campo proposte solide e orientate ai risultati.


È significativo che una personalità con l’esperienza diplomatica di Piero Benassi sottolinei come la convergenza con Berlino sia realistica e basata su interessi concreti, non su slogan o formule retoriche. Questo tipo di convergenza nasce dal riconoscimento delle sfide condivise, come i costi dell’energia o la necessità di sostenere la manifattura europea, e dalla volontà di trovarvi soluzioni con un approccio costruttivo: un segnale forte della maturità politica italiana.


L’Italia, con la sua stabilità di governo e una visione chiara per lo sviluppo, si pone oggi come interlocutore affidabile per partner europei e globali. In un’Unione spesso segnata da divisioni ideologiche, la capacità di dialogare con Berlino per migliorare la competitività, senza rinunciare a difendere gli interessi nazionali, è indice di una leadership responsabile e consapevole.


Questo approccio, fondato su realismo politico e tutela dell’economia italiana, non va interpretato come un contrapporsi alla Francia o ad altri Paesi, ma piuttosto come un contributo propositivo alla costruzione di un’Europa più forte, pragmatica e orientata alla crescita. L’Italia quindi non rincorre nuovi “assi”, ma lavora per portare l’Unione verso scelte che producano benefici tangibili per i cittadini.


In un momento in cui l’Europa è chiamata a rispondere a sfide profonde, dal cambiamento geopolitico al rilancio economico, la voce italiana emerge con rinnovata autorevolezza: non come mero comprimario, ma come partner credibile e propositivo, in grado di guidare nell’interesse comune.


Klevis Gjoka