Tutti alla corte dell'India: Stati Uniti e Unione Europea firmano due accordi con Nuova Delhi
Benedetta Zimone
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Tutti alla corte dell’India. Stati Uniti e Unione Europea hanno firmato due accordi bilaterali essenziali con Nuova Delhi. I due giganti dell’Occidente hanno concluso accordi che, sulla carta, potrebbero sembrare simili, ma che in realtà nascondono caratteristiche e obiettivi profondamente diversi.
L’accordo UE-India rappresenta una svolta storica per il mercato unico. Definito da Ursula von der Leyen come “la madre di tutti gli accordi”, è stato finalmente sbloccato dopo oltre vent’anni di stallo. La politica di Trump e tensioni legate ai boicottaggi commerciali tra Cina e Russia hanno sicuramente giocato un ruolo cruciale per "sbloccare" il complesso iter.
Bruxelles ha optato per un patto multilaterale e strutturale, mentre l’intesa tra Stati Uniti e India appare più come una tregua, soprattutto sul fronte dei super-dazi commerciali.
Sul piano tecnico, l'Unione Europea spinge con la via del "tutto e subito", azzerando quasi totalmente (per il 90% del valore) i dazi sui beni provenienti dal subcontinente. La vera rivoluzione riguarda però l'export europeo: settori protetti per decenni vedono crollare le barriere all'ingresso. Il dazio sulle automobili, simbolo del protezionismo indiano, scenderà gradualmente dal 110% a un inedito 10%, aprendo praterie per i costruttori europei. Anche l’agroalimentare di qualità festeggia, con i vini che vedono la tassazione precipitare dal 150% al 20%, accompagnata da tagli significativi sull'olio d'oliva. Sul fronte industriale, la partnership si tinge di ecologia, con un focus esclusivo sul trasferimento di tecnologie verdi e rinnovabili. I diritti dei lavoratori sono stati anch'essi posti al centro dell'accordo.
D'altro canto, l'approccio di Washington appare più rigido e focalizzato sulle materie prime. Nonostante i proclami, gli USA mantengono dazi del 18% sui prodotti indiani, una cifra ancora alta rispetto agli standard europei. Mentre l'annuncio di una futura riduzione verso lo "zero" per il settore auto è accolto con scetticismo dagli analisti, il cuore dell'intesa americana è nei numeri della vecchia economia: l’India si è impegnata ad acquistare 500 miliardi di dollari in energia e carbone statunitense, sotto È un paradosso climatico: mentre l'UE finanzia la transizione indiana, gli USA ne alimentano il fabbisogno energetico tradizionale, garantendosi al contempo un alleato strategico che riduce la dipendenza dalle forniture russe.
Questi accordi superano la dimensione della semplice manovra economica per configurarsi come risposte strategiche ai complessi equilibri di una nuova era. Mentre l’Occidente cerca stabilità e diversificazione, Nuova Delhi si muove verso la propria ascesa internazionale in un potente fattore di attrazione.
Benedetta Zimone
