Bagarre alla Camera: l'opposizione si sente partigiana ma censura e basta

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UCapital Media

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Quel che è accaduto ieri mattina alla Camera dei Deputati non è stato semplicemente un gesto di protesta: è stata una scelta politica radicale, figlia di un’opposizione che ormai sembra non avere più argomenti seri da proporre, e che si rifugia nella teatralità delle occupazioni e nel folklore ideologico di sempre.


Mentre una parte del Parlamento tentava, nel pieno rispetto delle regole istituzionali, di avviare un confronto su un tema complesso come la remigrazione, alcuni deputati di PD, M5S e AVS hanno deciso di trasformare la sala stampa di Montecitorio in un palco per il loro repertorio da vecchia sinistra. La scena è stata quella di sempre: slogan, cori, l’intonazione di Bella Ciao e la Costituzione agitata come se fosse un paravento retorico da mettere davanti a qualunque tentativo di dibattito.


La protesta non ha espresso obiezioni fondate su contenuti, numeri o proposte alternative, ma si è limitata a demolire l’iniziativa con accuse di “aperture a nazisti e fascisti” e allarmismi generici. È un copione già visto: quando manca un’opposizione argomentata e fondata sul merito, si ricorre alla ribellione morale e alle emozioni simboliche.


Non si tratta di ignorare i principi costituzionali, che sono sacri, ma di chiedersi se è davvero questo il modo più responsabile di difenderli. Agire come se ogni confronto con posizioni diverse equivalesse a una minaccia esistenziale alla democrazia è un eterno ritorno a un linguaggio degli anni Settanta, quando la politica si misurava più nella piazza che nelle aule e nei contraddittori.


In una democrazia matura le idee si confrontano, non si bloccano con cori e proteste simboliche. Le istituzioni non sono un’arena per riproporre le stesse scenografie di sempre, ma il luogo in cui si costruisce consenso attraverso il dialogo, il confronto e la responsabilità.


Se l’opposizione vuole davvero essere tale, non basta opporsi a tutto e urlare più forte: servono argomentazioni, proposte alternative e una visione concreta per il Paese. Il rischio, altrimenti, è che gli elettori vedano sempre meno differenza tra chi governa e chi si limita a inscenare proteste, perdendo così fiducia nel valore stesso dell’opposizione parlamentare.


Klevis Gjoka