Perquisizioni contro la sinistra ecuadoregna: i PM cercano i soldi dal Venezuela
UCapital Media
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Le recenti perquisizioni in Ecuador, che hanno visto coinvolte figure di spicco della sinistra correista con l’accusa di aver ricevuto denaro illecito dal Venezuela per finanziare la campagna elettorale del 2023, non sono un episodio isolato ma l’ennesima conferma di come il regime venezuelano e le sue reti clientelari continuino a esercitare un’influenza corrosiva oltre i propri confini.
Secondo l’ufficio del procuratore di Quito, le perquisizioni, che hanno interessato l’abitazione della candidata presidenziale Luisa Gonzalez e di altri esponenti del partito Rivoluzione Cittadina, rientrano in un’indagine su presunti crimini organizzati e riciclaggio legati a fondi provenienti dal Venezuela. Questo episodio solleva due questioni cruciali: la trasparenza delle campagne politiche nell’area e la natura del ruolo che Caracas continua a giocare nel finanziare forze politiche affini all’estero.
Nonostante la negazione categorica da parte della Gonzalez, che respinge ogni addebito di avere ricevuto “un solo centesimo” dal Venezuela o da qualsiasi cartello, l’allarme lanciato dalle autorità e dal presidente ecuadoriano Daniel Noboa sulla possibile infiltrazione di capitali venezuelani nei processi politici rivela quanto sia difficile separare le logiche di potere interne da quelle esterne in una regione già instabile.
Il Venezuela, anche sotto la guida di Nicolás Maduro, si trova tuttora al centro di enormi controversie: oltre alle accuse di violazioni dei diritti umani, repressione dell’opposizione e collasso economico, ora pesa anche l’evidenza, confermata dall’azione giudiziaria e dalla cattura dello stesso Maduro in un’operazione militare statunitense, di una presunta rete di finanziamenti illeciti che si estende oltre i confini nazionali.
È evidente che il regime venezuelano non rappresenta solo un problema interno alla nazione sudamericana, ma una fonte di instabilità sistemica che mina i processi democratici dei Paesi vicini. Il sospetto di fondi venezuelani usati per sostenere candidati in Ecuador, se confermato, getterebbe un’ombra lunga su tutta la platea politica della regione. È indispensabile che le indagini procedano con rigore e trasparenza, e che si valuti con fermezza ogni legame tra governi autoritari e forze politiche altri Stati.
In un’epoca in cui la democrazia è in tensione ovunque, il caso ecuadoriano rappresenta un monito: non si può tollerare che autoritarismi e regimi in crisi finanzino le campagne e le istituzioni di Paesi sovrani. Per il bene della stabilità democratica dell’America Latina, è tempo di affrontare apertamente l’eredità destabilizzante lasciata da Caracas.
Klevis Gjoka
