Pasdaran presto nell'elenco UE dei terroristi: finalmente.
UCapital Media
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Negli ultimi giorni, la tragedia umana in Iran ha raggiunto un picco che la comunità internazionale non può più ignorare. La violenta repressione delle proteste popolari, esplose alla fine di dicembre a causa del crollo del potere d’acquisto della moneta locale e dell’impoverimento generalizzato, ha riversato fiumi di sangue sulle strade di Teheran e di molte altre città iraniane. Organizzazioni per i diritti umani stimano migliaia di morti e vittime tra i civili disarmati, una repressione che non può essere descritta se non come un crimine contro l’umanità.
In questa cornice drammatica, l’iniziativa dell’Italia di chiedere all’Unione Europea di inserire il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran, nella lista delle organizzazioni terroristiche è un passo non solo giusto ma necessario. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che proporrà formalmente questa designazione nel corso della riunione dei ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles, evidenziando come “le perdite subite dalla popolazione civile durante le proteste impongono una risposta chiara”.
La reazione di Teheran non si è fatta attendere: l’ambasciata iraniana a Roma ha definito l’idea di inserire i Pasdaran nella black list come un’azione “in contrasto con il diritto internazionale”, sostenendo che ciò “creerebbe condizioni per un attacco degli Stati Uniti” e rafforzerebbe l’atteggiamento anti-iraniano nel mondo. Tale retorica è tipica di un regime che, incapace di legittimazione internamente, punta a costruire un nemico esterno per giustificare ogni atrocità.
Ma di quale diritto internazionale parla l’ambasciata? Le Guardie della Rivoluzione non sono semplicemente una forza militare come tante: esse sono protagoniste dirette di massacri contro manifestanti pacifici, responsabili di repressioni, arresti arbitrari, torture e della distruzione di ogni forma di dissenso. Questa è la definizione stessa di terrorismo di Stato, quando un apparato statale usa la violenza per terrorizzare la propria popolazione e soffocare ogni voce di opposizione.
Ecco perché la proposta europea non può essere interpretata come un atto ostile nei confronti del popolo iraniano, al contrario, è una forma di solidarietà internazionale con chi lotta per libertà e diritti umani. Mettere i Pasdaran nella lista nera non è un capriccio diplomatico, ma un chiaro segnale morale: chi reprime brutalmente il proprio popolo non può godere dell’impunità che finora ha caratterizzato la gestione delle relazioni tra l’UE e Teheran.
Il dibattito in Europa, tuttavia, non è privo di resistenze. Alcuni Paesi temono che una designazione formale possa rompere i canali diplomatici con l’Iran e compromettere future trattative su dossier sensibili come il nucleare o la liberazione di cittadini europei detenuti. Ma c’è un punto sul quale non si può più essere neutrali o esitanti: la dignità umana e la protezione delle popolazioni civili devono prevalere su calcoli geopolitici e interessi economici.
Il regime iraniano, attraverso i suoi Pasdaran, ha dimostrato con i fatti di perseguire una politica basata sul terrore e sullo sfruttamento sistematico del proprio popolo. Questa non è governo, è un apparato di potere armato che ha tradito ogni principio di rappresentanza e giustizia. Difendere i diritti umani significa riconoscere che esistono attori che non possono essere trattati come partner legittimi nelle relazioni internazionali finché continuano a calpestare i diritti fondamentali delle persone.
L’Unione Europea ha ora una scelta storica davanti a sé: può continuare a trattare con un regime che ha perso ogni legittimità morale, oppure può schierarsi apertamente dalla parte della libertà, della giustizia e dell’umanità. Inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche non è un atto di guerra contro il popolo iraniano, è un atto di giustizia per tutti coloro che, in quelle strade, hanno pagato con la vita il semplice desiderio di essere liberi.
Klevis Gjoka
