Gli Stati Uniti sarebbero pronti a liberare Cuba entro l'anno
UCapital Media
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In un momento storico cruciale per l’emisfero occidentale, gli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump stanno scrivendo una nuova pagina di leadership globale: una pagina che mette al centro la libertà, la dignità umana e l’aspirazione dei popoli a vivere liberi dal giogo del totalitarismo. È tempo di guardare con orgoglio e ottimismo alla strategia americana verso Cuba, una strategia che finalmente rispecchia il desiderio di milioni di cubani e cubano-americani di spezzare le catene di decenni di oppressione comunista e di abbracciare la democrazia.
Per troppo tempo, la comunità cubana negli Stati Uniti ha atteso una politica estera che ascolti la sua voce e risponda alle sue legittime speranze. Queste comunità, profondamente radicate nel tessuto sociale di città come Miami e New York, guardano con fiducia alla leadership americana. Uomini e donne che hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza del totalitarismo, o che hanno parenti ancora sotto quel sistema, chiedono una politica che non si limiti alle parole ma promuova azioni concrete per favorire un cambiamento reale a L’Avana.
L’amministrazione Trump ha risposto a questa chiamata con determinazione. Le iniziative avviate dalla Casa Bianca, ispirate anche ai successi recenti nell’emisfero, come la caduta del regime autoritario in Venezuela, segnalano che gli Stati Uniti non intendono più tollerare sistemi che opprimono le loro popolazioni e destabilizzano la regione. Il piano di avviare negoziati con potenziali interlocutori interni al governo cubano, con l’obiettivo di aprire la strada a una transizione politica, è un segno di pragmatismo e fermezza: un approccio che combina pressione strategica e opportunità di apertura per chi desidera emanciparsi dal controllo dittatoriale.
I critici della politica americana parlano di “ingerenza”. Ma sono proprio gli Stati Uniti, con il loro storico impegno per la libertà e i diritti umani, a offrire una chance concreta al popolo cubano di rompere l’isolamento e di costruirsi un futuro di prosperità e democrazia. È una missione che va oltre gli interessi geopolitici: è un dovere morale nei confronti di chi ha sofferto per generazioni sotto un regime che ha negato libertà fondamentali.
La diaspora cubana negli Usa non solo sostiene questa visione, ma la incarna. In ogni quartiere, azienda e organizzazione culturale, i cubano-americani esprimono fiducia nel fatto che Washington sia dalla parte giusta della storia. È una fiducia che deriva dalla loro esperienza, dalla loro memoria e dalla loro speranza, non un’illusione ideologica, ma una convinzione radicata in anni di lotta per la libertà.
Gli Stati Uniti non cercano conflitti inutili; cercano invece di realizzare un principio semplice ma profondo: nessun popolo dovrebbe essere condannato per sempre all’ombra di un regime oppressivo. In questo senso, l’impegno americano verso Cuba è un atto di leadership morale e politica. È una sfida ai regimi autoritari, sì, ma soprattutto è un abbraccio alle aspirazioni di libertà di milioni di esseri umani.
In un mondo spesso incerto e tumultuoso, gli Stati Uniti stanno dimostrando che la loro influenza può essere una forza positiva per il cambiamento. Non si tratta di imperialismo, ma di empowerment, di dare voce e strumenti a chi desidera vivere libero, innovare, creare e contribuire alla comunità globale. È questa la vera eredità dell’America: non dominare, ma liberare.
Klevis Gjoka
